La Regione Campania bistratta la Sanità privata: se Fico non paga il conto lo anticipano imprese e lavoratori. L’Aisic chiede il rispetto delle regole

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NAPOLI – Le strutture private accreditate non sono un corpo estraneo al servizio sanitario pubblico. Ne sono parte integrante. E quando una clinica, un centro diagnostico o una struttura convenzionata eroga una prestazione per conto del Servizio sanitario regionale, quella prestazione non è un favore alla Regione. È un servizio reso al cittadino che deve essere regolarmente e puntualmente pagato.

La denuncia dell’AISIC (Associazione imprese sanitarie in Campania) pone dunque una questione che va ben oltre gli interessi delle imprese, come sottolinea il presidente Antonio Gambardella. “Ad oggi le Asl non hanno ancora pagato la mensilità di giugno, già contrattualmente scaduta. E quando il ritardo interessa contemporaneamente più aziende sanitarie, diventa difficile sostenere che si tratti di qualche inefficienza periferica. Il problema è evidentemente più in alto”, afferma Gambardella.

Ha quindi ragione l’Aisic quando chiede che le Asl non diventino il capro espiatorio e chiama direttamente in causa la Regione Campania. Perché è la Regione che governa il sistema, programma le risorse e deve garantire flussi finanziari sufficienti e regolari.

C’è poi un principio persino banale, da tenere in conto. Le imprese sanitarie pagano stipendi, medici, infermieri, fornitori, energia, apparecchiature, manutenzione e investimenti. Se la Regione paga con mesi di ritardo, qualcuno quei soldi deve anticiparli. E quel qualcuno sono le imprese.

“In pratica si pretende che il privato accreditato faccia da banca al sistema sanitario pubblico, senza averne né il ruolo né l’obbligo”.

Ed è proprio questo il rischio più serio: tornare alla vecchia stagione dei crediti accumulati, dei contenziosi, degli interessi di mora e dei decreti ingiuntivi. Un meccanismo nel quale alla fine perdono tutti. Perdono le aziende, perde la Regione, che rischia di pagare anche interessi e spese legali, e soprattutto perde il cittadino se le difficoltà finanziarie finiscono per incidere sulla continuità delle prestazioni.

“La questione, dunque, non è difendere il pubblico contro il privato o il privato contro il pubblico. È far funzionare un sistema nel quale entrambi concorrono all’assistenza sanitaria”, ribadiscono i vertici dell’Aisic.

“Se una prestazione è autorizzata, effettuata e documentata, deve essere pagata nei tempi stabiliti. Non è una concessione alle strutture accreditate. È semplicemente il rispetto dei contratti e delle regole”.

E soprattutto è responsabilità di chi governa garantire che ciò avvenga. Perché una sanità che cura oggi e paga chissà quando non è un modello sostenibile. È soltanto un problema rinviato, destinato prima o poi a presentare un conto molto più salato.