SANTA MARIA A VICO – I due medici della piccola Aurora Savino, morta a 45 giorni il due settembre del 2023, sono stati sentiti questa mattina dal pubblico ministero Teresa Pontillo nel processo nei confronti dei genitori Emanuele Savino, oggi assente, e Anna Gammella, sotto accusa davanti ai giudici della corte di assise di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Marcella Suma.
La pediatra di base di Aurora, Camilla Sgambato, ha dichiarato di non aver mai visitato la bambina nel corso del mese e mezzo di vita, neanche il canonico controllo che si fa ad una settimana dalla nascita. L’altro pediatra Francesco Barbato a cui i genitori si sono rivolti anche per le cure degli altri due figli, L e F., ha negato di aver mai parlato con la madre in merito alle ustioni che la piccola aveva subito. Il 30 agosto, tre giorni prima della morte, ci fu una chiamata alle 9.14 alla quale Barbato non rispose e una seconda al numero dello studio che il medico ha confuso con un altro piccolo paziente. L’avvocato Davide Pascarella, difensore della Gammella, intende dimostrare che ci furono diverse chiamate e ha chiesto l’acquisizione dello screenshot del telefono della sua assistita. Altro elemento emerso nell’udienza è che sarebbe stata applicata della sugna sulle bruciature sul corpicino di Aurora. Sono stati escussi anche Pasquale Russo, titolare dell’impresa di pompe funebri e Simona Barbarino, sorella da parte di madre dell’imputata. Savino è difeso dall’avvocato Carlo Perrotta, mentre per la parte civile, nell’interesse dei due fratellini della vittima e del Telefono azzurro, sono costituite le avvocate Maria Rosaria Genovese e Clara Niola.
gmm