Invisibili nella città dell’inaccoglienza: l’opera caritatevole della Casa dell’amicizia

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CASERTA – Con l’arrivo dell’estate le città si svuotano e la solitudine si avverte maggiormente. Sono i più deboli a farne le spese: gli anziani, ma anche i clochard, quelli che non hanno casa.

Molti pensano che vivere per strada sia una scelta, conseguenza talvolta di una malattia mentale. Al contrario, il numero delle persone in strada aumenta anno dopo anno perché si tratta di una delle forme delle “nuove povertà”. Una malattia, la perdita del lavoro, una separazione, una lite familiare, uno sfratto e si finisce a vivere in strada, ed è quasi sempre la durezza della vita randagia a incrinare l’equilibrio psichico o a condurre alla dipendenza.

Sono le tante storie che i nostri amici ci raccontano quando arrivano alla “Casa dell’amicizia” di via Mondo, dove possono trovare un pasto, una doccia e la possibilità di un cambio di vestiti. Tutte cose utilissime, soprattutto in estate, quando il caldo torrido diviene intollerabile, persino letale se non hai dove ripararti. Soprattutto, alla Casa dell’amicizia gli “amici di strada” trovano qualcuno con cui parlare, qualcuno che ti guarda negli occhi e ti chiama per nome. Papa Francesco ha spesso parlato degli “scartati”, di coloro che perché poveri, perdono persino il diritto ad avere un nome. Sono considerati esclusivamente un problema o un fastidio.
E’ il tema degli “invisibili”: i poveri che infastidiscono le persone in strada perché chiedono l’elemosina, al punto che nemmeno li si degna di uno sguardo e li si scaccia dai posti significativi della città, come Piazza Matteotti o Piazza Sant’Anna.

San Gregorio Magno, papa dei primi secoli della cristianità, ammoniva a trattare bene i poveri. Ricordava che quando sono fastidiosi è perché troppo spesso la durezza di cuore fa sì che siano ignorati e trascurati. Ricordava saggiamente che, se il avremo trattati bene, saranno proprio loro i nostri avvocati difensori quando verrà il giorno del giudizio.
Con preoccupazione, allora, ascoltiamo coloro che parlano del degrado urbano e dei senza fissa dimora come se una coperta, unico giaciglio di un misero, o una busta piena di stracci fossero indecorosi, capaci di sminuire l’immagine della città. Vogliamo dunque riaffermare che nessuna donna e nessun uomo sono mai indecorosi: tutti hanno dignità e tutti meritano rispetto.


Ciò che veramente sminuisce l’immagine della città è l’inaccoglienza, la mancata risposta a tante persone fragili. Decoro urbano e giustizia sociale non sono incompatibili, sono le due facce della stessa medaglia. Una città non può essere bella e curata se non è anche accogliente con i più deboli. Dunque è bene prendersi cura di una piazza, ma a maggiore ragione bisogna prendersi cura di chi non ha un tetto ed è malato di solitudine.
Pur comprendendo le giuste istanze di chi desidera strade e piazze pulite e ben pavimentate, chiediamo in questo tempo di dispersione, maggiore attenzione per i più poveri. Per questo invitiamo tutti a consentire a chi vive in strada di bere e di lavarsi. Chi non parte ancora per le vacanze, poi, si rechi a trovare gli anziani soli che vivono nel loro palazzo, anche solo per assicurarsi che stiano bene in salute. In questo modo, la città sarà sicuramente più bella perché tanti suoi abitanti saranno un po’ meno soli.