CASERTA (Carlo Pace) – “205 morti nei primi tre mesi del 2025. Otto al giorno, più di uno ogni tre ore. Non sono numeri: sono vite spezzate, famiglie distrutte, giovani che non tornano più a casa“.
Con la voce tesa e lo sguardo fermo, Clemente Di Rosa (nella foto), presidente del Comitato consultivo provinciale (Co.Co.Pro.) di Caserta, lancia l’allarme commentando gli ultimi dati Inail su infortuni e morti sul lavoro. Il bilancio, dice, “fa male. Male davvero”.
Presidente De Rosa, cosa ci raccontano questi numeri?
“Ci raccontano una tragedia che non accenna a fermarsi. Nel primo trimestre del 2025 abbiamo perso 205 lavoratori. Rispetto allo stesso periodo del 2024, c’è un aumento dell’8,37%. Ma ciò che colpisce di più è la crescita degli infortuni mortali in itinere: andare a lavorare è diventato un rischio. Si esce di casa la mattina e non è più scontato che si torni”.
E gli studenti? Anche loro risultano coinvolti in questo dramma.
“Sì, purtroppo. Le denunce di infortunio tra gli studenti sono salite a 25.797 nei primi tre mesi del 2025, +1,9% rispetto al 2024. Ma il dato più inquietante è quello degli infortuni mortali: da due a cinque. Cinque giovani vite che si sono spente mentre imparavano un mestiere o svolgevano un’attività formativa. È inaccettabile”.
La provincia di Caserta non è fuori da questo scenario.
“Assolutamente no. Anzi. Caserta è tristemente tra le province più colpite. Nel 2024 abbiamo contato 19 morti sul lavoro. Siamo al quarto posto a livello nazionale. È una ferita che brucia, perché parliamo di padri, madri, figli e fratelli della nostra terra. Nessuno può dire: “non mi riguarda”.
Cosa serve, adesso, per fermare questa strage silenziosa?
“Serve coraggio politico, investimenti veri, non parole. Serve formazione obbligatoria prima di mettere piede su un cantiere o in un magazzino. Serve sicurezza reale, non solo nei protocolli. Bisogna fermare questa mattanza quotidiana che non fa rumore ma distrugge famiglie, ogni giorno”.
Vuole lanciare un appello?
“Lo lancio a nome di chi non ha più voce. Di chi è partito per lavorare e non è tornato. Ai governi, alle aziende, ai sindacati: la sicurezza non è un lusso, è un diritto. È ora di agire. Di mettere fine a questo bollettino di guerra. Non possiamo più aspettare il prossimo nome da piangere”.