INCHIESTA / 3. Il “metodo” del Consorzio idrico fa scuola e diventa “sistema”. Impermeabile a interrogazioni parlamentari, inchieste, solleciti e denunce. Dal Ppi al Pd, tutti a ballare sul Titanic

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CASERTAAntonio Arricale – Il vecchio Consorzio Idrico Terra di Lavoro – dal quale nel 2022, in perfetta continuità politico-amministrativa, nasce la nuova Spa – fu per anni il principale cruccio del parlamentare pentastellato Antonio Del Monaco.

Deputato di Maddaloni, generale dell’Esercito in congedo, Del Monaco aveva trasformato quella che per molti era una “partecipata qualunque” in una questione politica nazionale. Interrogazioni, accessi agli atti, segnalazioni, dossier. Un lavoro ispettivo martellante, svolto anche con il supporto di chi conosceva bene i numeri della consortile: il commercialista Vincenzo Piscitelli, presidente del Collegio dei Revisori dei conti, che nel 2018 bocciò il bilancio. Una scelta che gli costò la mancata riconferma.

Del Monaco non fece in tempo a vedere l’esito della sua battaglia. Morì nel novembre 2023, stroncato da una malattia devastante. E a più di un amico aveva confidato l’amarezza di sentirsi come Don Chisciotte contro i mulini a vento. “La cosa che più addolora – ripeteva – è che nonostante interrogazioni, solleciti, atti formali e materiale probatorio, nessuno muove un dito: né in Tribunale, né al Palazzo di Governo, né nei partiti”.

Parole pesanti. E soprattutto una convinzione: che attorno al Consorzio si fosse consolidato un “metodo” opaco, una prassi politico-amministrativa che, a suo dire, “puzzava di camorra da lontano”.

Dal metodo al sistema

Quel “metodo”, negli anni, non è rimasto un sospetto isolato. Si è trasformato in sistema. Il Sistema Caserta. Un sistema capace di offrire – almeno formalmente – una copertura legale quasi perfetta a tutti gli attori coinvolti: amministratori, dirigenti, professionisti, imprenditori.

Lo schema, raccontano fonti interne ed ex addetti ai lavori, era semplice quanto efficace.

I lavori venivano appaltati – tramite gara o, più spesso, attraverso affidamenti diretti motivati da presunte urgenze – ma i pagamenti subivano ritardi sistematici. Mesi, talvolta anni. Le imprese, molte provenienti dall’agro aversano, cominciavano a protestare. E qui entrava in scena il suggerimento “tecnico”: fate causa.

La citazione giudiziaria diventava così il passaggio quasi obbligato. L’ente si costituiva, affidava incarico a un legale, impugnava. Ma prima ancora che il contenzioso entrasse nel vivo, spuntava la soluzione: una transazione.

Transazione – giusto per notare – che non comportava un risparmio per l’ente. Serviva piuttosto a rateizzare il debito in due o tre tranche. E a ogni tranche – secondo la ricostruzione di chi ha osservato il meccanismo dall’interno – si materializzava la “trattenuta”. Una percentuale variabile, tra il 15 e il 20 per cento, presentata come forma di “intermediazione bonaria”. La pagava l’impresa. Ma la pagava, paradossalmente, anche il professionista.

Il mandato di pagamento veniva eseguito dall’esattore Vincenzo Piccoli, docente in pensione di Sant’Agata dei Goti e guida della Gosaf Spa, società di riscossione che nel tempo – secondo diverse testimonianze – avrebbe finito per sovrapporre conti dedicati e conti personali, in una gestione quantomeno confusa se non disinvolta dei flussi.

Il risultato? Un sistema che drenava risorse pubbliche senza lasciare, almeno sulla carta, l’impronta di un reato manifesto. Tutto formalmente in regola. Tutto apparentemente tracciabile. Eppure, secondo chi ha provato a opporsi, strutturalmente distorto.

Il ballo sul Titanic

Ma mentre il Governo centrale imponevano alla pubblica amministrazione la stagione della spending review, al Consorzio – e dal 2022 alla Spa – il clima sembrava un altro. Più che risanamento, espansione. Più che sobrietà, rappresentanza.

È in questo contesto che nella nuova sede di via Lamberti il presidente Pasquale Di Biasio si riserva un ufficio a dir poco imponente, con scrivania extralarge e salotto in pelle. Ambienti ampi e confortevoli anche per gli altri componenti del Consiglio di amministrazione, naturalmente, alcuni dei quali attraversano indenni diverse stagioni politiche e relativi cambi di sigla.

Dal Partito Popolare alla Margherita, dal Partito Democratico alle varie declinazioni centriste, a partire dal secondo decennio del nuovo secolo, il controllo politico dell’ente cambia insegna, ma non i protagonisti. È la lunga transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica, vissuta non nelle aule parlamentari, ma nei corridoi di una partecipata provinciale che gestisce l’oro blu del Casertano.

Sono, dunque, gli anni della nuova stagione dei nuovi riferimenti territoriali del potere regionale. A partire dal 2015 il consigliere regionale Giovanni Zannini, presidente della Commissione Ambiente, diventa uno snodo politico decisivo, interpretando con efficacia il ruolo di terminale locale del potere deluchiano. La sua influenza – secondo numerose ricostruzioni politiche – si estende ai gangli dell’amministrazione e alle scelte strategiche.

Accanto a lui, il parlamentare Stefano Graziano, che nelle diverse stagioni politiche esprime – pure lui, ovviamente – propri riferimenti in seno al Cda. I nomi cambiano – non tutti, a dire il vero, a cominciare dal presidente Pasquale Di Biasio – gli equilibri si adattano, ma la continuità resta. Il Consorzio idrico – in linea con la sua missione – diventa un pozzo, finanziario questa volta, senza fondo.

La Spa, nuova forma, stessa sostanza?

La trasformazione in Spa, nel 2022, più che una svolta modernizzatrice, un adeguamento normativo, un cambio di passo, è una necessità. Che si accompagnerebbe – se l’orgia di potere da cui è avvolto non facesse premio su tutto – ad una discontinuità dettata dal buon senso, prima ancora che da elementari logiche di gestione. Ma la discontinuità, almeno dal punto di vista giuridico, resta formale più che sostanziale. Stessi uffici. Stesse relazioni. Stessi equilibri politici.

Il “metodo Consorzio” – fatto di sperperi, ritardi, transazioni, consulenze, incarichi e rapporti trasversali – sembra sopravvivere anche sotto la nuova veste societaria.

E allora la domanda torna inevitabile: com’è possibile che per anni una struttura pubblica così centrale, con un bilancio di decine di milioni di euro, una voragine finanziaria e un impatto diretto su centinaia di migliaia di cittadini, sia rimasta impermeabile a qualsiasi scossone reale?

Il sospetto – politico, prima ancora che giudiziario – è che il Consorzio e a seguire la Spa abbiano rappresentato non un’anomalia, ma un punto di equilibrio. Un equilibrio fondato sulla distribuzione diffusa di potere e consenso. E malaffare.

Nelle foto: Antonio Del Monaco, Pasquale Di Biasio, Giovanni Zannini e Stefano Graziano
(3. Continua)