INCHIESTA / 2. L’oro blu e il bancomat: così Idrico Terra di Lavoro divora sé stessa. Zannini e Colombiano sempre protagonisti. Tra i soci della Spa anche una farmacia

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CASERTA – di Antonio Arricale – Intorno a Idrico Terra di Lavoro S.p.A. – società che si muove, senza soluzione di continuità, nella scia del vecchio Consorzio Idrico, autentico baraccone politico-amministrativo – ruota una compagnia di giro i cui nomi e volti sono noti da almeno tre lustri. Sono sempre gli stessi, soprattutto quando si parla di acqua e di potere.

Un nome a caso: Anacleto Colombiano. L’attuale presidente della Provincia di Caserta è componente del Comitato esecutivo dell’Ente Idrico Campano (EIC), l’organismo individuato dalla Regione Campania per il riordino del servizio idrico integrato sull’intero territorio regionale (legge regionale n. 15 del 2 dicembre 2015 e successive modifiche). La Regione è suddivisa in sette ambiti distrettuali e uno di questi – il Distretto di Caserta – è, guarda caso, presieduto dallo stesso Colombiano.

La filiera istituzionale parte dunque dalla Regione, guidata all’epoca da Vincenzo De Luca, si dipana attraverso l’EIC presieduto da Luca Mascolo (già sindaco e poi vicesindaco di Agerola) e, tramite i distretti, governa le risorse idriche di tutte le province campane. In questa catena di comando è presenza costante anche il consigliere regionale Giovanni Zannini, nel cui “gregge” – per usare un’espressione cara allo stesso Colombiano – figurano diversi amministratori locali transitati armi e bagagli in Forza Italia.

Ed è sempre Anacleto Colombiano, nella veste di sindaco di San Marcellino, a guidare un Comune che ha accumulato con il Consorzio Idrico un debito di circa 13 miliardi (quote riscosse e mai versate), in ottima compagnia con San Cipriano d’Aversa, Cesa e altri Comuni dell’agro aversano. Debiti ingenti che, tuttavia, non hanno impedito a questi enti – in palese contrasto con il regolamento consortile e con le più elementari norme societarie – di partecipare alle assemblee e di votare. Non solo le scelte strategiche, ma persino i bilanci.

Bilanci sui quali, peraltro, continua ad aleggiare una fitta coltre di fumo, sia con riferimento al vecchio Consorzio sia alla nuova società per azioni. Anche volendo limitarsi alla lettura dei documenti, l’operazione risulta complicata: la trasparenza, evidentemente, non è un imperativo categorico per gli amministratori di ITL S.p.A. Basta un rapido accesso al sito internet della società per rendersene conto.

Sul piano del peso specifico, Zannini e Colombiano rappresentano qualcosa in più rispetto ad altri soci, ieri come oggi. Il Comune di Mondragone, città del consigliere regionale, è tra i principali azionisti della Spa: 2.500 azioni per un capitale di 167.065,69 euro, secondo solo a Marcianise, che detiene 5.000 azioni per un valore di 334.131,37 euro. San Marcellino, Comune amministrato da Colombiano, possiede 1.250 azioni per 83.532,84 euro, al pari di Frignano e Macerata Campania. Seguono altri 22 Comuni, con quote minori, distribuiti tra agro aversano e medio-alto casertano. Tra i soci figura perfino una farmacia: la Farmacia comunale del Comune di Liberi.

È proprio sulla compagine societaria che oggi si addensano le principali criticità. Da mesi sono pendenti rilievi dell’Antitrust e attenzioni del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sezione fallimentare, dove risultano più istanze presentate dai creditori. Non pochi, se è vero che – come emerge da un documento del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativo al TUSP (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica) – il debito complessivo ammonterebbe a circa 255 milioni di euro. Una cifra monstre che, a fronte di un capitale sociale di poco superiore a 1,2 milioni, avrebbe imposto a qualunque società “normale” la chiusura ben prima ancora di nascere. Anche perché è evidente come i Comuni soci difficilmente possano ripianare tali esposizioni senza scaricare il peso sui servizi e sulle tariffe a carico dei cittadini.

Eppure, l’enorme situazione debitoria non ha impedito agli amministratori di continuare a spendere. Né gli allarmi lanciati nel tempo hanno attivato, almeno finora, efficaci procedure di vigilanza da parte degli organi tutori.

I componenti del Consiglio di amministrazione hanno continuato ad attribuirsi compensi annui per circa 80 mila euro ciascuno, mentre i membri del Collegio dei revisori dei conti si attestano su circa 30 mila euro a testa. Cifre desunte per difetto, poiché una ricostruzione puntuale non è possibile: nonostante nei documenti societari si faccia riferimento a depositi effettuati, sul sito internet della società – sezione “Trasparenza” – tali informazioni non risultano reperibili, né per il Consorzio né per la Spa.

È invece facilmente rintracciabile una relazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che, nell’ottobre 2024, ha censurato la decisione dell’EIC di affidare in house a ITL S.p.A. la gestione del servizio idrico integrato nei Comuni del Distretto di Caserta fino al 2027, con possibilità di estensione fino a 30 anni. Secondo l’Antitrust, l’affidamento risulterebbe carente sotto il profilo della motivazione circa il mancato ricorso al mercato, in possibile violazione dell’articolo 192, comma 2, del d.lgs. n. 50/2016. Osservazioni alle quali, finora, gli amministratori sembrano aver risposto facendo orecchi da mercante.

Il quadro che emerge è quello di un clima di impunità, se non di commistione, che attraversa tutti i livelli della società. Tanto che, secondo fonti interne, ITL S.p.A. rappresenterebbe la vera “madre” di molte distorsioni politico-amministrative della provincia di Caserta. Voci che chiedono l’anonimato, temendo ritorsioni più che una reale opera di bonifica, e che riferiscono come sul Consorzio prima e sulla Spa poi abbiano prosperato non solo segmenti della politica e dell’amministrazione, ma anche professionisti e aziende fornitrici oggi pronte a dichiararsi danneggiate.

Le accuse parlano di somme urgenze inventate o artificiosamente aggravate, di percentuali che oscillerebbero tra il 15 e il 20 per cento, di professionisti – soprattutto avvocati – che avrebbero costruito intere carriere su ricorsi seriali e fotocopia (100 euro a pratica: una cifra irrisoria singolarmente, enorme se moltiplicata per migliaia di casi), spesso legati al recupero delle tasse sulle acque reflue. E l’elenco, assicurano, potrebbe continuare.

Nelle foto: Pasquale Di Biasio, il consigliere regionale Giovanni Zannini, il presidente della Provincia Anacleto Colombiano.
(2. Continua)