L’INCHIESTA di ANTONIO ARRICALE – “Le aree interne della Campania non sono più orfane politicamente come lo sono state da sempre: la nostra idea di sviluppo equilibrato della regione ha consentito investimenti per centinaia di milioni per servizi ai cittadini e alle attività produttive in territori che non hanno mai contato niente”.
È il presidente Vincenzo De Luca delle grandi occasioni che parla, impettito e con voce impostata, il 13 febbraio scorso, a margine della cerimonia di consegna di 63 autobus dalla Menarini di Valle Ufita, in provincia di Avellino, all’Acamir (l’Agenzia strumentale della Regione Campania per la Mobilità, le Infrastrutture e le Reti).
È la seconda visita istituzionale che lo stabilimento di Flumeri riceve in poco più di due settimane. Il precedente 27 gennaio, infatti, era toccato al ministro Adolfo Urso parlare – con pari e forse maggiore enfasi – a lavoratori e sindacati dello stesso stabilimento del rilancio di una azienda storica, simbolo di eccellenza e tradizione italiana.

E che il momento fosse veramente solenne lo sottolinea il fatto che alla cerimonia erano presenti, oltre al ministro, il sottosegretario Fausta Bergamotto, il capo di Gabinetto Federico Eichberg, l’assessore alle Attività produttive della Regione Campania Antonio Marchiello, il presidente del Consiglio Regionale della Campania Gennaro Oliviero. Insomma – è scritto letteralmente nella nota stampa consegnata ai giornalisti – praticamente tutti quelli che “hanno lavorato incessantemente, con spirito propositivo e costruttivo, alla conclusione di una complessa operazione di acquisizione della Industria Italiana Autobus, che oggi è tornata ad essere finalmente Menarini Bus”. E, dunque, nel novero vanno inseriti anche il vice ministro Edmondo Cirielli, gli onorevoli Gimmi Cangiano e Gianfranco Rotondi e, naturalmente, una pletora di esponenti delle istituzioni nazionali, regionali, locali che, non a caso, si spellano le mani in applausi affidando ai microfoni e taccuini dei giornalisti presenti encomi di circostanza.
E, però, la rappresentazione politica, sia nella prima che nella seconda messa in scena, non piace a tutti. Di sicuro, non ai lavoratori, cui spaventa un futuro nebuloso, di grande indecisione. Men che meno, ovviamente, ai sindacati. I quali, infatti, all’indomani della doppia visita, puntando il dito sia contro il centro destra che contro il centro sinistra, senza distinzione politica, e dunque parlano di mera “propaganda”.

Aggiungono, anzi, di più. “Le fabbriche non si salvano con i comunicati stampa, e neanche con i comizi” tuona, per esempio, Giuseppe Morsa, segretario della Fiom-Cgil di Avellino, che non a caso – come si è detto – derubrica le due visite istituzionali sotto la voce “propaganda”.
E si può anche capire perché.
Intanto – spiega il sindacalista – perché permangono ancora “tante criticità sistemiche che rischiano di rallentare il piano di risanamento e poi di rilancio che la proprietà sta implementando”. E poi perché “se dallo stabilimento di Flumeri escono i pullman per i vari clienti, tra cui la Regione Campania, lo si deve alla lotta e alla lungimiranza dei lavoratori”, non certo alle istituzioni. Le quali, anzi, sembrano a dir poco distratte, badando più all’apparenza che alla sostanza. Il saldo, infatti, tra gli interventi promessi e le cose effettivamente realizzate, è tutt’altro che in pari.
Bastano due o tre esempi per rendersene conto.
Primo. Non c’è certezza dell’arrivo del Cavaliere bianco – vale a dire, il gruppo cinese Geely – che pure è stato più volte annunciato, e senza l’intervento del quale tutto sembra consegnato alla precarietà e, dunque, alla più nera prospettiva.
Secondo. Non c’è traccia – a ben vedere – nemmeno del piano industriale firmato dal Gruppo Seri, vale a dire, il gruppo che ha acquisito l’impianto attraverso la controllata Seri Industrial Spa, per il rilancio dell’azienda.
Per ultimo, ma non ultimo: non c’è traccia neanche delle assunzioni promesse, in mancanza delle quali pensare di costruire, con appena 470 dipendenti nello stabilimento di Flumeri, 500 autobus all’anno è semplicemente una chimera.
Considerazioni semplici che, però, alimentano dubbi e preoccupazioni, soprattutto tra le maestranze, per le quali le passerelle di governo e Regione sono – come già detto e ribadito – solo “propaganda”.
A questo punto, però, forse è il caso di riavvolgere il nastro e raccontare la storia dall’inizio: diversamente il rischio, per chi legge, è quello di non capirci granché.
E non tanto e non soltanto perché la storia è alquanto intricata, ma perché presenta zone d’ombra sulle quali, forse, è opportuno gettare un fascio di luce. Non a caso, i giornalisti e media locali meno ossequiosi al potere costituito, scrivono: “Alla Menarini Bus Spa l’unica certezza è la confusione”, chiosa, per esempio, Orticalab, giornale online dell’Irpinia.
(1. Continua) – Ha collaborato Gian Paolo Bazzardi, in particolare per la ricerca documentale.