INCHIESTA.1 / Il Parco Malato: West Nile, zanzare e silenzi colpevoli alla Reggia di Caserta

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CASERTA – di Antonio Arricale – E se la zanzara che ha punto – e aggravato le loro già fragili condizioni di salute – le due persone del maddalonese decedute nei giorni scorsi presso l’ospedale di Caserta, avesse trovato l’ambiente ideale per l’incubazione del virus West Nile nelle vasche della Reggia di Caserta? In fondo, Maddaloni è a un tiro di schioppo.

Rifletteva – tra il serio e il faceto – un avventore, mentre in un bar poco lontano da Palazzo Reale, stamani, sorseggiava il suo caffè mattutino.

Una boutade – per carità – dal momento che gli esperti consigliano – tra le precauzioni principali da adottare – di evitare, appunto, le acque ristagnanti. E, dunque, visto lo stato pietoso in cui versano, le famose vasche del parco vanvitelliano, cascata compresa, andrebbero prosciugate? Ed il parco, chiuso?

Si ragiona per paradossi, ovviamente, sapendo che di questo passo si va poco lontano. E si finisce, magari, soltanto per generare allarmismo. Anche se l’allarme, a ben vedere, ci sta tutto per lo stato di degrado diffuso in cui versa il giardino reale e, soprattutto, per l’emergenza acqua di cui è afflitto.

Da giorni, anzi da mesi stanno provando a suonare la squilla gli animatori del “Gruppo di lavoro 31 agosto” – di cui fanno parte geologi, agronomi, storici, architetti, docenti, avvocati, ambientalisti, insomma, gente pensante non semplici leoni della tastiera – senza però trovare ascolto.

Il Gruppo – come si sa – si è posto l’obiettivo di tutelare il verde del Parco della Reggia che, con il Palazzo Reale, è patrimonio dell’Umanità dal 1997. Sollecita, stimola, sottolinea: niente. Ai piani decisionali della burocrazia del monumento, nella migliore delle ipotesi, viene opposto un risentito commento. Invero, la direttrice generale, Tiziana Maffei, non ha mai legato con la città, figurarsi con chi, un giorno sì e un altro pure, trova sempre qualcosa da ridire. Mal sopporta i suggerimenti, figurarsi le critiche – oggi poi – a poco meno di un anno dalla scadenza (giugno 2026) dell’incarico. E dopo aver provato a prenotarsi un nuovo posto dirigenziale alla guida dei Musei di Torino: aspirazione – a quanto pare – che non è stata assecondata.     

“La realtà museale della Reggia e del suo Parco – spiega Ciro Costagliola, agronomo – è assai complessa, sia per le sue notevoli dimensioni e sia per le peculiarità architettoniche e botaniche, le quali richiedono figure professionalmente competenti. In particolare, il parco è costituito da un’ampia componente botanica ed un delicato sistema idraulico con l’adduzione di acqua lungo i 36 km dell’acquedotto Carolino, che dalle sorgenti del Fizzo, in provincia di Benevento, alimenta le cascate della via d’acqua progettate dal Vanvitelli”.

E qui cominciano le note dolenti. Lo stato di degrado della via d’acqua è sotto gli occhi di tutti: cascate senza acqua, vasche con poca acqua senza il necessario ricambio, proliferazione di alghe autotrofe e sofferenza della fauna ittica, fossati e canali asciutti o con poca acqua stagnante, proliferazione di zanzare che, come è noto svolgono il ciclo biologico deponendo uova in acqua stagnante che in pochi giorni passando per le fasi di larva e pupa diventano adulte.

A dire il vero, anche il Gruppo 31 agosto, ha segnalato la pericolosità in questo periodo per l’emergenza del virus West Nile che ha colpito – come si diceva – già una decina di persone in Campania, oltre che in provincia di Caserta, causando il decesso di tre soggetti fragili.

Ovviamente, l’emergenza idrica non è di oggi. E’ già capitata in passato. Capiterà ancora. E’ ciclica. “A dire il vero – dice Nando Astarita, cultore di storia patria, altro animatore del Gruppo che la dirigente Maffei vede come il fumo negli occhi – era stata prevista dallo stesso Vanvitelli, il quale, infatti, non a caso, aveva previsto anche una vasca di accumulo, trasformata successivaemnte in Aperia, per fronteggiare eventuali crisi”.

Idea che, successivamente e in età a noi assai più vicina, fu recepita e fatta propria dal sovrintendente Gianmarco Jacobitti, che pensò bene di risolvere definitivamente la problematica, attraverso la creazione di un impianto di riciclo, negli anni Ottanta, appunto per sopperire alla ridotta adduzione della portata idrica del complesso impianto, che è dovuta da una parte, al diminuito apporto dalle sorgenti del Fizzo, e dall’altra dalla captazione abusiva lungo l’acquedotto Carolino. Oltre che, naturalmente, dagli umori e cambiamenti climatici.

Ma di questo parleremo nella prossima puntata. Per il momento, basti sapere che l’impianto di sollevamento dell’acqua pensata e realizzata da Jacobitti, consentiva non soltanto con regolarità l’alimentazione della cascata e della via d’acqua, ma anche l’ossigenazione della stessa, utile sia per la fauna ittica delle vasche che per evitare la proliferazione di alghe. L’impianto – che secondo il ricordo di alcuni – generava anche corrente sufficiente per autoprodursi, cessò di funzionare negli anni ’90, forse a seguito di un guasto, forse per altri motivi. Di sicuro non fu più ripreso per sciatteria burocratica. E, infatti, non è stato più ripristinato, benché sia stata più volte sollecitata la riattivazione. Anzi, del progetto si sarebbero perse – col ricordo – anche le carte progettuali.

In foto: il parco della Reggia di Caserta come appare nelle cartoline e, nelle altre foto del servizio, com’è ridotto oggi; sopra, la direttrice generale Tiziana Maffei

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