CASERTA – di Antonio Arricale – C’è un’infrastruttura che attraversa l’intera provincia di Caserta, entra nelle case di centinaia di migliaia di cittadini, muove decine di milioni di euro l’anno e incide su un diritto essenziale: l’accesso all’acqua.
Eppure, su questa infrastruttura – e soprattutto su chi la governa – il silenzio istituzionale è spesso più assordante delle perdite che affliggono una rete idrica tra le più vecchie e inefficienti della Campania.
È in questo scenario che opera Idrico Terra di Lavoro S.p.A., società per azioni a totale capitale pubblico, oggi affidataria della gestione del Servizio Idrico Integrato nel distretto di Caserta. Una Spa formalmente moderna, costruita per rispondere ai requisiti normativi europei e nazionali, ma caricata fin dall’origine di un’eredità pesante: debiti strutturali, inefficienze croniche e un sistema di governo che continua a rispondere più a logiche politico-territoriali che industriali.
Dalla gestione consortile alla Spa: cambia la forma non la sostanza
ITL nasce dalla trasformazione del Consorzio Idrico Terra di Lavoro, l’ente pubblico che per anni ha gestito il servizio idrico in una parte significativa del Casertano, accumulando nel tempo criticità finanziarie, contenziosi e ritardi infrastrutturali.
Il passaggio da Consorzio a società per azioni viene raccontato come una svolta: più efficienza, maggiore capacità di investimento, accesso ai fondi europei e, soprattutto, riconoscimento come gestore “in house” del servizio idrico secondo i parametri di legge.
Ma dietro la nuova veste giuridica c’è un dato che pesa più di ogni slogan: non esiste una reale soluzione di continuità tra il vecchio Consorzio e la nuova Spa.
Nel board di comando, infatti, i nomi sono sostanzialmente gli stessi da almeno dieci anni. Il presidente e il vicepresidente – Pasquale Di Biasio e Raffaele Palmieri – siedono ai vertici della gestione idrica casertana sin dalla fase consortile, con incarichi che risalgono almeno al 2015. Con loro, nel Consiglio di Amministrazione dell’attuale Spa figurano Pietro Crispino e Domenico Iovinella, insediati formalmente il 16 settembre 2022, data di trasformazione del Consorzio in società per azioni, ma già presenti nella governance dal 2018. Insomma, cambia la forma, ma gli uomini restano gli stessi. E con essi le cattive abitudini.
Formalmente, l’operazione Spa prende corpo tra il 2021 e il 2022, con il subentro progressivo nelle funzioni del vecchio ente consortile. Il capitale resta interamente pubblico ed è detenuto da 27 dei Comuni aderenti all’ambito territoriale.
Ed è proprio su questo aspetto – su cui torneremo nelle prossime puntate – che occorre concentrare l’attenzione per comprendere davvero da dove nasce e come si muove la società. Non può non balzare evidente, infatti, che il Comune più grande è quello di Marcianise, mentre gli altri 26 appartengono tutti alla fascia dei medio-piccoli, dislocati per lo più nell’area dell’Aversano e del litorale, e una quota minore del medio-alto casertano. Comuni ricompresi nei famosi cento amministratori locali, che il consigliere regionale campione di preferenze, Giovanni Zannini, vantava – ricorderete – di portare in dote a Forza Italia, traslocando dal centro sinistra.
Sulla carta tutto torna. Nella realtà molto meno
Il cambio di forma giuridica dell’Idrico non coincide con una reale discontinuità gestionale. La nuova società eredita una situazione finanziaria compromessa, un indebitamento accumulato negli anni e una rete idrica che richiederebbe investimenti massicci e immediati.
Gli amministratori (che – si è già detto – sono sempre gli stessi) hanno altro per la testa. Anche nse non se ne fanno un particolare cruccio. Presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, infatti, risultano pendenti procedure concorsuali che riguardano, appunto, il perimetro della gestione idrica. Ma si sentono coperti, protetti, intoccabili. E, forse, non hanno tutti i torti. Così, almeno, credono. Al punto da non farne mistero.
PNRR e occasioni mancate
Il paradosso emerge con forza proprio sul terreno su cui la Spa avrebbe dovuto dimostrare la propria “modernità”: la capacità di intercettare risorse.
Mentre altri gestori campani riescono ad accedere ai fondi del PNRR destinati al settore idrico – riduzione delle perdite, digitalizzazione, potenziamento delle infrastrutture – nel Casertano si registrano ritardi, progetti non ammessi e finanziamenti sfumati. Decine di milioni di euro che avrebbero potuto incidere concretamente sulla qualità del servizio restano fuori dalla porta. Decine di milioni, invece, che comunque escono dalla finestra, con il ricorso sistematico alla tecnica della “somma urgenza”, e dunque con infiniti interventi spot in cui si coinvolgono professionisti e ditte amiche: interventi che non solo non risolvono le inefficienze della rete, ma anzi scavano un baratro nelle casse del Consorzio, prima, e della Spa, dopo. E che pure in evidente sistematico affanno finanziario, la società, non impedisce al board e, ancor più ai politici che suggeriscono nell’ombra, di assumere nuovo personale, in particolare del gentil sesso, di cui le dicerie di certo non mancano.
Il governo dell’acqua
Idrico Terra di Lavoro S.p.A. è guidata, dunque, da un Consiglio di Amministrazione che riflette – ma sarebbe meglio dire “garantisce” – un equilibrio tra Comuni e territori. Insomma, un assetto che assomiglia più a una mediazione politica permanente che a una governance industriale orientata ai risultati.
Il CdA non è un passaggio formale: è l’organo che approva i piani industriali, decide le politiche del personale (che intanto raddoppia nel numero, arrivando a 46 addetti, pagati profumatamente), affida incarichi e consulenze, indirizza le strategie tariffarie. In una parola: è il cuore del potere.
Accanto ad esso opera il Collegio Sindacale, chiamato a vigilare sulla regolarità contabile e sulla legalità degli atti. Ma la domanda resta sospesa, come un’eco che rimbalza da anni senza risposta: quanto è effettivo il controllo in un sistema dove controllori e controllati appartengono allo stesso perimetro istituzionale?
Nelle foto: Stefano Graziano, Giovanni Zannini e Pasquale Di Biasio
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