In coma da 24 anni, la denuncia di marito e figlio: contro di noi violenza istituzionale

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NAPOLI – “Mia moglie è in coma da 24 anni, ma per il sistema sanitario non esiste”: la denuncia di un marito contro l’Asl è raccolta dall’associazione Nessuno tocchi Ippocrate.

Il racconto di Angelo Schiavone e del figlio Andrea Francesco è pubblicato sulla pagina facebook dell’associazione. Una denuncia pubblica, dura e sentita, arriva dal marito e dal figlio di Ginevra Fargnoli (nella foto con il marito Angelo), in coma da 24 anni. La donna, in stato vegetativo permanente, sarebbe stata ignorata ancora una volta dal sistema sanitario locale, secondo quanto riferito dai familiari.

“Per la sanità pubblica mia moglie non esiste. Non esistiamo noi che la assistiamo ogni giorno, con amore e dolore”, scrive Angelo Schiavone in una lettera aperta in cui accusa apertamente l’Asl di “violenza istituzionale”. A scatenare l’ennesimo atto di denuncia, un episodio avvenuto presso gli uffici della ASL, dove il marito si era recato per richiedere una prestazione sanitaria urgente, già documentata e prevista per legge.

Ma al posto dell’assistenza attesa, l’uomo racconta di aver ricevuto indifferenza e freddezza: “Il medico non ha valutato, non ha chiesto nulla, non ha mostrato alcuna umanità. Mi ha liquidato in pochi minuti come se fossi un importuno e ha trattato mia moglie come un fastidio burocratico da rimandare”.

Una testimonianza che si fa appello pubblico: “Che Paese è il nostro se una donna in coma da 24 anni può essere ignorata senza vergogna? Che medicina è quella in cui un medico può decidere di non agire per disinteresse?”

Padre e figlio denunciano non solo un singolo episodio, ma un sistema che – a loro dire – li ha abbandonati nel silenzio e nella solitudine: “Non stiamo zitti. Lo facciamo per lei, perché Ginevra non è un relitto umano. È una persona, una cittadina, e ha diritto a essere curata e rispettata”.

La famiglia annuncia anche l’intenzione di agire nelle sedi opportune per chiedere giustizia. “Qui non si tratta più solo di una prestazione sanitaria”, concludono. “Qui si decide se lo Stato è in grado di proteggere i suoi cittadini più fragili o se li lascerà morire nel silenzio e nell’umiliazione. Noi non lo permetteremo mai”.