Il parlamentare e coordinatore provinciale di Fdi, Gimmi Cangiano, passa al contrattacco: denuncia Ranucci dopo la svolta sull’attentato

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ROMA – Il deputato di Fratelli d’Italia annuncia un’azione per calunnia e diffamazione dopo gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Le nuove indagini puntano su Valter Lavitola e sui suoi collaboratori, mentre il parlamentare rivendica la propria totale estraneità ai fatti e chiede pubbliche scuse.

Nel caso dell’attentato dinamitardo del 2025 contro il giornalista Sigfrido Ranucci, emerge una svolta investigativa che sembra allontanare definitivamente ogni ombra dal deputato di Fratelli d’Italia e coordinatore provinciale del partito a Caserta, Gimmi Cangiano (foto Imagoeconomica). Il parlamentare ha infatti annunciato di aver conferito mandato ai propri legali per presentare una denuncia per calunnia e diffamazione nei confronti dello stesso Ranucci, ritenendo di essere stato ingiustamente associato all’attentato.

Nei mesi successivi all’esplosione dell’ordigno davanti all’abitazione del conduttore di Report, una serie di indiscrezioni, ricostruzioni giornalistiche e lettere anonime avevano alimentato l’ipotesi del coinvolgimento di un parlamentare della provincia di Caserta. Una narrazione che, pur senza riscontri investigativi, aveva finito per indirizzare l’attenzione pubblica proprio su Cangiano.

Il deputato aveva scelto inizialmente il silenzio, spiegando di voler rispettare il lavoro degli investigatori e il momento delicato vissuto dalla famiglia del giornalista. La decisione di procedere per vie legali è maturata, spiega lo stesso parlamentare, dopo aver appreso dell’esistenza di una conversazione telefonica tra Sigfrido Ranucci e un deputato del Movimento 5 Stelle nella quale il giornalista avrebbe continuato a sostenere l’ipotesi di un suo coinvolgimento, nonostante tale ricostruzione fosse stata esclusa dall’interlocutore.

“Oggi gli sviluppi investigativi conducono abbondantemente in tutt’altra direzione, con l’individuazione di soggetti e moventi che nulla hanno a che vedere con la mia persona”, afferma Cangiano. “Ho dato mandato ai miei legali di predisporre una denuncia per calunnia e diffamazione affinché la magistratura accerti ogni responsabilità. In questi mesi ho scelto il silenzio per rispetto delle indagini e del dolore della famiglia Ranucci. Oggi, però, non posso più accettare che il mio nome continui a essere associato, senza alcun fondamento, a un attentato così grave. Difenderò la mia onorabilità in ogni sede, con la serenità di chi sa di essere completamente estraneo ai fatti”.

Le più recenti attività investigative sembrano effettivamente seguire un’altra pista. Gli investigatori hanno infatti eseguito una perquisizione nell’abitazione di Gomes Clesio Tavares, ritenuto il factotum di Valter Lavitola e, secondo gli inquirenti, l’intermediario tra l’ex faccendiere e il gruppo che avrebbe materialmente collocato l’ordigno davanti alla casa del giornalista. Lavitola viene indicato dalla Direzione distrettuale antimafia come il presunto mandante dell’attentato.

Alla luce di questi sviluppi, Cangiano chiede che gli venga riconosciuto lo stesso spazio mediatico che, nei mesi scorsi, era stato dedicato alle ipotesi sul suo presunto coinvolgimento. Una vicenda che ora potrebbe trasferirsi anche nelle aule giudiziarie, dove sarà la magistratura a valutare la fondatezza delle accuse di calunnia e diffamazione avanzate dal parlamentare. (a.a.)