I lecci della Reggia e la protervia della Maffei: dietro gli 11mila euro spunta un’operazione da 3,3 milioni

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CASERTA – (a.a.) Una procedura negoziata senza bando, di un valore di oltre 3,3 milioni di euro, per dare attuazione al contestato progetto di sostituzione dei secolari lecci della Via d’Acqua della Reggia di Caserta, rubricato con la formula burocratica «Riqualificazione della Via d’Acqua del Parco della Reggia di Caserta – Rinnovamento del primo filare di Quercus ilex». È quanto lascia legittimamente intravedere la determina n. 570 firmata dall’allora direttore della Reggia, l’architetto Tiziana Maffei.

Un progetto – si ricorderà – che, sin dalla sua presentazione, ha incontrato la forte opposizione di ampi settori dell’opinione pubblica casertana e di associazioni ambientaliste anche di rilievo nazionale, senza che, almeno a giudizio dei contestatori, vi fosse mai una reale disponibilità al confronto da parte della direzione del Museo, che dell’intervento è stata convinta sostenitrice. E forse è anche alla luce di questi elementi che andrebbe riletta la mobilitazione in favore della riconferma della direttrice, sostenuta – si è detto – da Toni Servillo e da oltre 170 intellettuali.

Sta di fatto che, dalla lettura della determina – di cui Notix è entrata in possesso e che pubblichiamo integralmente – emerge come il percorso amministrativo relativo all’intervento fosse già in una fase assai avanzata e che soltanto un improvviso rallentamento, sul quale circolano indiscrezioni circa contenziosi pendenti davanti al Tar, ne avrebbe arrestato la corsa. Circostanze che, se confermate, meriterebbero evidentemente ulteriori approfondimenti.

La determina n. 570 del 18 novembre 2025, dunque, affida formalmente alla società 3IProgetti Srl di Pontecagnano Faiano un incarico da poco più di 11 mila euro per il supporto al Responsabile unico del progetto nella verifica della progettazione esecutiva. Ma, tra le pieghe dell’atto, emerge soprattutto la conferma di un intervento da quasi 2,8 milioni di euro che appare ormai ben oltre la fase preliminare.

La progettazione esecutiva risulta infatti già affidata, mentre l’importo dei lavori viene riferito espressamente ai «tre stralci» dell’opera, ciascuno del valore di circa 932 mila euro. Una suddivisione che lascia intendere una pianificazione dettagliata e già definita.

La stessa determina precisa che l’appalto dovrà essere affidato mediante procedura negoziata senza bando e sottolinea l’urgenza della verifica del progetto «per poter avviare la gara».

Si tratta di una procedura prevista dal Codice degli appalti, ma che limita la competizione ad un numero ristretto di operatori economici invitati dalla stazione appaltante. Una modalità che, seppure perfettamente legittima, restringe inevitabilmente il perimetro concorrenziale rispetto ad una procedura aperta.

Insomma, la determina riguarda formalmente un incarico tecnico da poche migliaia di euro. Sostanzialmente, però, racconta di un’operazione da oltre 3,3 milioni di euro che appare già ampiamente incardinata e prossima alla fase decisiva dell’affidamento dei lavori. E che, almeno stando agli atti finora disponibili, sembra essere stata fermata soltanto da eventi sopravvenuti e non certo da un ripensamento dell’amministrazione. E che lascia, in ogni caso, al successore della Maffei una difficile gatta da pelare.