NAPOLI – I clan confederati nella famigerata Alleanza di Secondigliano avevano fiutato l’affare delle truffe consumate attraverso il phishing e attraverso alcuni gruppi camorristici satellite imponeva il pizzo a coloro che mettevano a segno le frodi.
Gli investigatori lo hanno scoperto intercettando le comunicazioni dal carcere di uno dei destinatari delle misure cautelari, Alessandro Giannelli, ascoltato mentre fa la cosiddetta “imbasciata” ai truffatori della zona di Cavalleggeri.
A questi chiede di versare al suo gruppo parte dei guadagni frutto delle truffe telematiche: nella comunicazione intercettata il 26 aprile 2022, Giannelli chiede una tangente da 50mila euro a chi aveva operato le truffe nella zona di sua competenza, via Cavalleggeri, tra i quartieri di Fuorigrotta e Bagnoli. Uno dei destinatari della richiesta estorsiva, per sfuggire alle pressioni di Giannelli, addirittura fugge in Spagna. A scoprire il business delle truffe informatiche era stato proprio Giannelli: tenendo sotto controllo il social network Tik Tok, infatti, aveva trovato un video in cui uno dei presunti truffatori si era fatto riprendere in maniera goliardica con tremila euro in mano. La circostanza l’aveva indotto a rintracciare l’uomo e a formulare la richiesta estorsiva. Anche la camorra quindi fa web patrolling, è quanto emerge dall’inchiesta dei carabinieri e della Procura di Napoli che oggi ha portato all’arresto di 21 presunti affiliati al clan Licciardi.