GRAZZANISE – Uscito dal carcere, dopo una lunga detenzione, il boss dei Casalesi Antonio Mezzero aveva ripreso le redini del clan imponendo il pizzo a imprenditori e commercianti.
Questa mattina il gup Antonino Santoro del tribunale di Napoli lo ha condannato a 14 anni di reclusione e al pagamento di 8000 euro di multa. Il giudice ha condannato anche Davide Grasso a 12 anni (8000 euro di multa); Michele Mezzero a 8 anni (5000 euro di multa); Carlo Bianco a 5 anni (4000 euro di multa); Pietro Di Marta a 5 anni (2000 euro di multa); Andri Spahiu a 5 anni (2000 euro di multa); Pietro Zippo a 4 anni (4000 euro di multa) e Pasquale Natale a 3 anni e 4 mesi (2000 euro di multa). Tra i capi di imputazione contestati nel procedimento definito col rito abbreviato l’estorsione sulla compravendita di un capannone su un terreno a Sant’Andrea del Pizzone tra Luigi Miraglia e Nicola D’Aniello, quest’ultimo imprenditore del settore ortofrutticolo che acquistava l’immobile per espandere la sua attività. Sulla riscossione del pizzo da 40000 euro era nata una controversia tra Pietro Ligato, boss di Pignataro Maggiore, suicidatosi in carcere dopo essersi pentito, e Antonio Mezzero, a mediare sarebbe intervenuto Carlo Bianco per conto del clan Zagaria che avrebbe avuto diritto ad una percentuale dell’estorsione. Il pubblico ministero Vincenzo Ranieri della Dda, che aveva chiesto pene tra i 5 e il 16 anni, ha contestato altre estorsioni, tra le vittime un imprenditore edile e il titolare di un autolavaggio. Per altri due esponenti dell’organizzazione, Alessandro Mezzero e Giovanni Diana, la sentenza è attesa tra meno di due settimane dopo la richiesta di rito abbreviato condizionato all’escussione delle parti lese. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Alberto Martucci, Paolo Di Furia, Pasquale Diana, Raffaele Russo, Camillo Irace e Poalo Raimondo. Si sono costituite parte civile le associazioni antiracket.
gmm