NAPOLI – di Antonio Arricale – Grande è la confusione sotto il cielo, in vista delle regionali e con riferimento, soprattutto, a Campania e Veneto (ma si vota, forse a ottobre, lo ricordiamo, anche in Puglia, Marche, Valle d’Aosta e forse Toscana: per quest’ultima la scadenza è gennaio 2026).
Campania e Veneto, dunque, sono paradigmatiche degli schieramenti in campo: nella prima la maggioranza uscente è del centro sinistra, nella seconda del centro destra. E in entrambi i lati del campo l’incertezza, inutile sottolinearlo, la fa da padrona.
Di fondo, i problemi sono identici: Vincenzo De Luca, del Pd, in Campania non può correre per il terzo mandato; Luca Zaia, leghista, in Veneto non può concorrere per il quarto. Entrambi vorrebbero, però. Eccome. Ma ci sono i partiti di appartenenza o di coalizione (oltre, naturalmente, all’insormontabile divieto sancito dalla Corte Costituzionale sul terzo mandato) che si sono messi di traverso. E che difficilmente – anche per i tempi ormai troppo stretti – si potranno disporre a modificare la legge. Anche se…
Ecco un altro elemento di confusione in un quadro di per sé già non chiaro. Giovanni Donzelli, segretario organizzativo di Fratelli d’Italia, cui finora non andava giù l’ipotesi Zaia, ha detto che sul terzo mandato non c’è una “preclusione ideologica”. Dunque, se ne può riparlare? Sembrerebbe.
Anche se i più intravedono in questa uscita tanta strategia e zero volontà politica. Insomma, un tentativo per tornare ad intorbidire le acque allorquando sembravano sul punto di chetarsi. Ovvero, l’avvio – nel centro sinistra – del disgelo tra Vincenzo De Luca e Elly Schlein prima con una telefonata, qualche giorno fa, e poi con la partecipazione di entrambi, domani, alla manifestazione pro Gaza a Roma.
La verità, tuttavia, è che, sia a destra che a sinistra, la quadra sui candidati alla presidenza della Campania è ancora da trovare. Dunque, si cerca tempo. E, magari, sarà più facile dopo le elezioni referendarie di domenica e lunedì, da cui sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che la segretaria del Pd Elly Schlein potranno magari, ciascuno dal suo canto, trovare legna da ardere nel proprio camino.
Al momento, infatti, non c’è accordo né di qua, né di là. Edmondo Ciriello, candidato di FdI, ha la strada intralciata dalla Lega, che ha messo in campo Giampiero Zinzi, coordinatore regionale, e si può facilmente intuire perché. Forza Italia con Fulvio Martusciello, invece, continua a spingere per un candidato “civico”, una sorta di super partes, e il ministro Antonio Tajani, che è anche segretario degli azzurri, su questa scelta gli tiene botta. E pure si capisce.
La soluzione del candidato “civico” alla fine starebbe bene anche a De Luca, per ritornare nell’alveo del centro sinistra. Dove, però, ora, al di là dello Sceriffo il nodo da sciogliere è diventato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, cui il Pd romano si era rivolto per “fare fuori” – per così dire – l’ingombrante De Luca. E Roberto Fico – l’ex presidente della Camera dei deputati targato M5S – più che dell’accordo tra Giuseppe Conte e il Pd è, appunto, il candidato del sindaco di Napoli per riproporre il campo largo a Palazzo Santa Lucia. E che ora mostra con tutta evidenza di mal digerire di essere stato prima utilizzato e poi messo da parte, al di là delle implicazioni politiche che ne possono conseguire al Comune.
Ed è anche questo il motivo per il quale, da ultimo, è tornato prepotentemente in campo la candidatura di Sergio Costa, altro autorevole 5Stelle, cui De Luca non direbbe di no. Anzi.
Da convincere, però, ora è Manfredi.
(Nelle foto Gaetano Manfredi, Sergio Costa, Roberto Fico e Vincenzo De Luca)