Elezioni provinciali: Colombiano vince grazie a 20 mila voti sottratti ai rispettivi schieramenti da Cangiano, De Rosa e FI. I conti senza l’oste: tra Zannini, Aversano e Santangelo ne scatterà uno solo alla Regione

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CASERTA – (aa) Le elezioni per il presidente della Provincia hanno messo in luce due dati incontrovertibili: un deficit di legalità, che sotto forma del mancato rispetto formale delle regole, sprofonda ancor più l’opinione pubblica in un clima generale di sfiducia; il respiro corto di una classe politica, che – nell’inseguimento del potere fine a sé stesso – ha smesso di ragionare (semmai l’avesse saputo fare) e, dunque, sbaglia perfino a fare i conti dell’oste. Quelli più semplici, che dovrebbero produrre – come dire – un vantaggio immediato.

Ma andiamo per ordine. E diciamo, intanto, che se non fosse per un sistema elettorale anacronistico e arzigogolato un soggetto come Anacleto Colombiano – modestissimo sindaco di un piccolo centro – mai sarebbe stato eletto alla Presidenza della Provincia di Caserta, un territorio di quasi un milione di abitanti ed un passato politico-economico e industriale di tutto rispetto. Colombiano è pedina e continuità di un sistema che la Provincia di Caserta non merita (e che egli stesso ha ribadito ad elezione ancora calda). Lo abbiamo scritto nel passato, non abbiamo difficoltà a ripeterlo ora. Ci aspettano – se questa è l’antifona – “mala tempora”.

Ma soffermiamoci sul dato politico, più interessante in vista delle elezioni regionali, dal momento che questo risultato è figlio delle ambizioni che alcuni si portano dentro e pensano di poter facilmente cogliere. Dunque, il Colombiano figlioccio di Giovanni Zannini ha vinto grazie alla convergenza di Forza Italia, del presidente facente funzione Marcello De Rosa (ex di area democratica e ora nell’orbita di Clemente Mastella) e del coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano. Un apporto, cioè, di almeno 20 mila voti, calcolando per difetto. I calcoli sono presto fatti. Da solo con Zannini, Santangelo e Aversano Colombiano non sarebbe andato da nessuna parte.

Invece, se soltanto i partiti ed i rispettivi rappresentanti avessero ragionato da partiti, con la politica in testa e non pensando all’uovo rispetto alla gallina, la partita si sarebbe giocata alla luce del sole e senza penosi e dannosi consociativismi, determinando un vincitore tra Antonio Mirra, che probabilmente l’avrebbe spuntata e Angelo Di Costanzo, uomo da sempre del centro destra e, in particolare, di Forza Italia.

Ovviamente, ad avvantaggiarsi di un tal risultato non sarebbe stato soltanto il singolo schieramento, ma l’intera provincia che in questo modo avrebbe dato un chiaro segnale di svolta rispetto alle vicende e commistioni del recente passato: con appalti e stazioni appaltanti chiacchierate ed un livello economico-sociale da terzo mondo, come purtroppo puntualmente ci ricordano le classifiche del settore.

Ma c’è anche un altro dato da tenere in conto ed è questo. Il patto scellerato che ha determinato una mefistofelica continuità politico-amministrativa nell’ente più chiacchierato di Terra di Lavoro è stato sottoscritto nel miraggio di occupare un posto di consigliere regionale. Un posto – uno soltanto, perché tanti ne potranno scattare – per il quale i concorrenti sono, al momento, in quest’area paludosa almeno quattro. E, dunque, si torna al punto di partenza: il conto senza l’oste.

Nelle foto: Anacleto Colombiano, Vincenzo Santangelo, Giovanni Zannini,  Salvatore Aversano, Giuseppe Guida, Luigi Bosco, Gimmi Cangiano