EDITORIALE / Un cuore bruciato dal ghiaccio e una Regione paralizzata da interessi di bottega

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Antonio Arricale – La storia del piccolo Domenico è una ferita aperta. Una di quelle che non si chiudono con dichiarazioni ufficiali né con commissioni annunciate davanti alle telecamere.

A Domenico è stato trapiantato un cuoricino bruciato dal ghiaccio, un cuore che – secondo quanto si apprende – non avrebbe potuto dare nemmeno un battito. Se tutto questo sarà confermato fino in fondo, non si potrà parlare di fatalità, ma della prova definitiva che la sanità campana è diventata un colabrodo. Di più, uno scandalo. E, purtroppo, non da oggi.

Tutti lo sapevano. Da sempre. Eppure, per anni abbiamo ascoltato la solita litania sulle eccellenze e sulle strutture all’avanguardia, mentre sotto la superficie si accumulavano ritardi, disfunzioni ed errori. La sanità – insieme ai trasporti e alle politiche di sviluppo – rappresenta la triplice promessa mancata della lunga stagione deluchiana: tre settori che avrebbero dovuto essere il fiore all’occhiello della Campania e che invece ne sono diventati il simbolo del fallimento.

Adesso il governatore Roberto Fico, travolto dall’indignazione popolare, annuncia controlli, relazioni e commissioni. Poi – dice – “vedremo”. Ma il punto è un altro, e sta molto più in alto.

A tre mesi dalle elezioni la Regione Campania si muove ancora in esercizio provvisorio. Il bilancio 2026 – soltanto ieri licenziato dalla Giunta – non è stato ancora approvato dal Consiglio, finora impantanato nel solito intreccio di veti incrociati e spartizioni. Per settimane la macchina regionale è rimasta paralizzata mentre i partiti litigavano sulle presidenze delle commissioni. Non si discutevano programmi o investimenti: ci si accapigliava sulle poltrone.

Questo è il vero scandalo. Perché il bilancio non è soltanto carta contabile: è la sanità che funziona o non funziona, come nel caso del piccolo Domenico. È la manutenzione degli ospedali, il personale, le attrezzature, i controlli. Le promozioni. È la differenza tra un sistema che salva vite e uno che le mette a rischio o addirittura le perde, anzi, le butta via.

Dire che il dramma di questo bambino non c’entra con tutto questo significa negare l’evidenza. Fondi bloccati significano servizi rallentati, acquisti rinviati, strutture costrette ad arrangiarsi e personale sotto pressione. Il ritardo del bilancio non è un incidente: è un metodo politico inaccettabile, fondato sulla spartizione del potere.

Roberto Fico appare oggi come un vaso di coccio tra i vasi di ferro, per dirla con Manzoni. Ma questo non basta ad assolverlo. Governare significa decidere, rompere equilibri, imporre priorità. Avere una visione.

La verità è semplice e amara: la Campania ha una classe dirigente che non riesce più a garantire nemmeno l’essenziale. E quando una Regione non riesce a garantire l’essenziale – la salute dei suoi cittadini – non si tratta più di inefficienza amministrativa. Si tratta di fallimento politico.

Il cuore che non ha battuto per Domenico è diventato il simbolo più crudele di questo fallimento.

Nelle foto, il presidente della Regione Roberto Fico, l’ospedale Monaldi e Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico