EDITORIALE / La camorra senza pistole e la politica che le apre la porta

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La società cambia e con essa la politica. Purtroppo, cambia anche la camorra. Sarebbe un errore cercarla soltanto nelle guerre tra clan, nelle pistole e nel controllo delle strade. La nuova criminalità ha scoperto che il denaro può essere più efficace delle armi. Intanto, è soprattutto cambiata la selezione della classe dirigente. Partiti deboli, controlli meno rigorosi e norme dalle maglie larghe hanno favorito l’ingresso nelle istituzioni di personaggi di modestissimo spessore e di scarsa cultura: il terreno ideale per chi vuole condizionare la politica.

Il fenomeno non sfugge all’antimafia, che ne scrive in rapporti riservati. Sembra invece sfuggire ai vertici dei partiti, a osservatori e commentatori che preferiscono guardare il dito, piuttosto che la luna.

Un tempo c’era il politico organico alla camorra, prima o poi individuato e colpito. Oggi il fenomeno è più liquido e difficile da aggredire. Può bastare una politica inconsistente, bisognosa di voti, relazioni e denaro, che finisce al servizio di interessi che stanno altrove.

Il saccheggio attraversa ormai tutti i settori: costruzioni, commercio, immobili, servizi, investimenti. E quando i soldi vanno anticipati, la camorra dispone di ciò che spesso manca all’economia: liquidità immediata. Finanzia, investe, compra. Miliardi criminali possono così cambiare pelle attraverso attività lecite: entrano sporchi nell’economia e ne escono puliti.

La camorra cerca meno rumore e più fatturato, non più soltanto il pizzo imposto con la minaccia.

Ci sono centri dell’hinterland che, in alcuni settori, hanno raggiunto o superato città molto più grandi per sviluppo economico. Crescere non è una colpa. Ma quando la crescita sorprende, verificare provenienza dei capitali, intrecci societari e interessi diventa indispensabile. Non a caso su alcuni territori l’attenzione dell’antimafia è altissima, con verifiche e controlli anche semestrali. Oggi seguire il denaro – Falcone docet – può essere più importante che seguire gli uomini.

La gente, ovviamente, osserva: nauseata da una politica che ha smarrito qualità e autorevolezza. Non a caso, una parte della società civile e della buona politica si è ritirata da tempo, dopo gli anni delle guerre criminali. Restano Procure e magistratura, unico presidio – sembrerebbe – di legalità e democrazia, dalle quali i cittadini attendono risposte.

E, però, questa è la sconfitta più grave: non dovrebbe essere la magistratura a ripulire ciò che la politica aveva il dovere di non lasciare sporcare. (a.a.)