Antonio Arricale – Un Paese che ha perso fiducia nella politica e nei suoi strumenti di mediazione, pur continuando a cercare appartenenza altrove: nella dimensione morale, nella cultura come esperienza condivisa, nella tecnologia come nuova infrastruttura sociale. È la fine della comunità politica tradizionale, non del bisogno di comunità.
È soprattutto questa la fotografia – pure tra molte altre sfumature – che emerge dal 59° Rapporto Censis: un ritratto che restituisce un diffuso “pessimismo della ragione” a fronte di un certo “ottimismo della volontà” per cui, quelli della mia generazione, pure sono stati allenati a coltivare.
Sul piano istituzionale il dato è radicale: il 72% non crede più a partiti, leader e Parlamento. È un cortocircuito della rappresentanza, aggravato dal 63% convinto che non esista più un orizzonte comune. Senza immaginario collettivo la democrazia perde collante. Non stupisce che l’unico leader con fiducia maggioritaria sia una figura non politica, Papa Leone XIV (60,7%), sintomo di una delega morale esterna al sistema.
La partecipazione civica continua a ritirarsi. Astensione crescente, piazze deboli, dibattito pubblico rarefatto: il cittadino diventa spettatore di una politica percepita come inefficace. Una democrazia a bassa intensità, fatta di adesioni intermittenti.
Anche la postura internazionale rispecchia questa incertezza: il 43% è contrario a interventi militari perfino per un alleato Nato, il 66% non sacrificherebbe il welfare per la difesa. L’Europa appare marginale, il modello americano sbiadito, mentre cresce l’idea che il progresso si sposti verso Cina e India. È un riallineamento simbolico che indebolisce l’Occidente come riferimento naturale.
Nel campo dell’informazione, il declino dei mediatori tradizionali — giornali e libri — segnala lo svuotamento della sfera pubblica classica. Eppure la domanda di cultura non cala: cambia forma. Musei, spettacoli e concerti confermano che gli italiani cercano senso in luoghi non politici.
Il Censis descrive dunque un’Italia che non rinuncia alla comunità, ma non la cerca più nella politica. Una democrazia che si svuota al centro e si ricompone ai margini, potremmo dire, in forme meno stabili e più difficili da governare. La sfida, allora, è capire se le istituzioni sapranno ritrovare un linguaggio capace di restituire al Paese una direzione condivisa. C’è da augurarselo.
Nella foto: Papa Leone XIV, Elly Schlein (segretaria del Pd) e Giorgia Meloni (presidente del Consiglio dei Ministri)