EDITORIALE / Giunta regionale, Fico prende le distanze dal “Sistema Caserta”

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di Antonio Arricale – C’è un dato che salta agli occhi nella distribuzione territoriale degli assessori della giunta regionale guidata da Roberto Fico: Caserta e Avellino non hanno alcuna rappresentanza nell’esecutivo.

A dominare sono, come spesso accade, Napoli – con tre assessori oltre al presidente – e Salerno, che ne esprime addirittura quattro. Completano il quadro due “forestieri”, un piemontese e un siciliano, oltre ad un beneventano. E pensare che in campagna elettorale si era parlato molto di una rinnovata attenzione alle aree interne.

È comprensibile che per Fico non sia stato semplice tenere insieme tutte le esigenze: un lavoro da Sisifo, solo in parte alleggerito dall’applicazione del celebre Manuale Cencelli.

(Giusto per i più giovani: Massimiliano Cencelli fu il funzionario della DC che elaborò il sistema di formule matematiche per ripartire le “poltrone” – ministeri, sottosegretariati, presidenze, ecc. – in modo proporzionale alla forza di ciascun gruppo, diventando una “bibbia” della gestione del potere nella Prima Repubblica italiana).

Eppure, conti alla mano, qualcosa non torna. Non tanto per Avellino – che pure pesa elettoralmente più di Benevento – quanto per Caserta. Terra di Lavoro rappresenta circa un quinto della popolazione regionale, poco meno di Salerno, ed elegge otto consiglieri contro i nove salernitani.

Perché allora questa esclusione? Che cosa ha giocato a sfavore di Caserta, nonostante numeri e formule?
Caserta non è certo una Cenerentola. Nella maggioranza regionale conta cinque consiglieri, espressione di tutti i partiti della coalizione. Ha un deputato, Stefano Graziano, che rivendica un rapporto diretto con la segretaria Elly Schlein. La federazione provinciale del PD è guidata da anni, in qualità di commissario, da una senatrice autorevole come Susanna Camusso. Il peso politico, insomma, non manca. Eppure la penalizzazione resta.

È evidente, allora, che ci sia dell’altro. Probabilmente hanno inciso valutazioni politico-ambientali che hanno spinto il presidente Fico alla prudenza. Un contesto riassumibile in una formula ormai tristemente nota: il “sistema Caserta”.

Un sistema – frutto di una obliqua commistione politico-malavitosa-affaristico-clientelare – che da anni grava sul territorio come una cappa, diffuso a più livelli di governo e capace di frenare lo sviluppo economico, sociale e culturale. Un sistema, ovviamente, che si potrebbe facilmente superare con buone pratiche amministrative e una classe dirigente all’altezza. Ma così non è, purtroppo. Anzi, è decisamente fondato il sospetto che è la stessa classe dirigente che, invece di favorire l’emersione di figure nuove e inattaccabili, ne ostacola puntualmente il percorso.

Letto così il quadro, dunque, è plausibile che il presidente Fico abbia scelto di regolarsi di conseguenza.

Nelle foto, il presidente della Giunta regionale Roberto Fico e il deputato Stefano Graziano