EDITORIALE / Caserta, il patto oscuro tra politica e camorra

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In Provincia di Caserta, il confine tra potere e criminalità organizzata si è dissolto. Ormai la camorra non si mimetizza più: si istituzionalizza. Il sistema degli appalti, delle forniture e delle nomine pubbliche è inquinato da logiche spartitorie, dove il merito è un intruso e la mazzetta l’unica moneta accettata. È un ecosistema malato, in cui politica e malaffare si fondono in una convivenza tossica. E tutto avviene alla luce del sole, con una disinvoltura inquietante, come se tutto fosse normale, accettabile, persino inevitabile.

I dati semestrali dell’antimafia sono impietosi. Parlano di connivenze, di zone d’ombra trasformate in consuetudine. Ma quello che colpisce è l’indifferenza: mentre gli investigatori producono dossier, rapporti, nomi, la politica risponde con silenzi, insabbiamenti o, peggio, con alleanze trasversali. E intanto il sistema non trema, non vacilla. Ha perso ogni timore, si muove con la sicurezza di chi si sente intoccabile. E mentre le inchieste si accumulano, nulla cambia. I cittadini onesti, quelli che un tempo costituivano l’anima del territorio, vengono emarginati o spinti all’emigrazione. A farsi largo è la manovalanza della nuova camorra istituzionale: funzionari, politici, faccendieri uniti sotto un unico logo, quello della complicità strutturale.

E dire che un’altra Caserta è possibile. Tra il 2004 e il 2014, il pool antimafia mise in ginocchio interi clan, restituendo un soffio di giustizia e speranza. Si respirava la possibilità concreta di un riscatto. Ma non fu sufficiente. Si sottovalutò la politica, quella parte grigia capace di indossare la maschera della legalità mentre stringe patti nel sottobosco del potere. Si pensava che arrestare i boss bastasse. Ma i nuovi boss portano giacca, cravatta e badge istituzionali.

Oggi serve uno scatto. Serve che i Magistrati riprendano in mano le inchieste delle forze dell’ordine, spesso lasciate ad ammuffire in qualche archivio. Serve coraggio, lucidità e soprattutto volontà. Perché pulire un territorio non significa solo arrestare, ma restituire dignità, voce, protagonismo a chi ha scelto la legalità anche quando conviene meno. E serve anche il risveglio della società civile, della stampa libera, della scuola, dei giovani: perché nessuna rivoluzione etica si compie solo nelle aule di tribunale.

Caserta merita di meglio. Non possiamo consegnarla al silenzio, né alla rassegnazione. È tempo di reagire. Di rompere quel patto oscuro e restituire alla provincia il diritto alla trasparenza, alla giustizia e alla speranza. Perché dove regna l’omertà, non cresce futuro.