Due medici in aula: “Se ricoverata in ospedale Aurora si sarebbe salvata”

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SANTA MARIA A VICO – Aurora è morta per uno choc cardiorespiratorio determinato da una serie di cause, questa in sintesi è la conclusione a cui sono giunti il medico legale Giuseppe Addeo e l’anatomopatologo Giulio Benincasa, chiamati a deporre questa mattina dal pubblico ministero Stefania Pontillo nel corso dell’istruttoria dibattimentale a carico di Anna Gammella e di Emanuele Savino, genitori della piccola morta dopo soli quattro giorni di vita il due settembre del 2023.

Il dottor Addeo effettuò un sopralluogo subito dopo il decesso di Aurora. Da un esame esterno del cadaverino rilevò escoriazioni compatibili con ustioni tra il primo e il secondo grado, ma anche ecchimosi verificatesi in tempi diversi (a causa della colorazione) su varie parti del corpo: sul dorso, sull’addome e sulla tibia, ma soprattutto individuò un ematoma subdorale dovuto a fratture nella regione orbitaria e temporale destra e frontale, riconducibili ad una decina di giorni prima. Le fratture intercostali sarebbero invece post mortem, ascrivibili ai tentativi di rianimare la bambina. Il medico legale ha parlato di una storia di traumi. Il dottor Benincasa ha invece effettuato un esame necroscopico del polmone di Aurora, rilevando una polmonite in atto. I due medici hanno confermato che se ricoverata in ospedale la bambina si sarebbe potuta salvare. Nella prossima udienza del processo, in corso davanti alla corte di assise di Santa Maria Capua Vetere, presidente Marcella Suma, a latere Honoré Dessì, i due testimoni verranno controesaminati dalle avvocate Maria Rosaria Genovese e Clara Niola, che rappresentano gli interessi dei fratellini minori di Aurora e di Telefono azzurro, costituitisi parte civile, e dei difensori dei due coniugi, gli avvocati Camillo Irace, Carlo Perrotta e Alessio Ruoppo.

gmm