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Domenico Caliendo, la maxi perizia: «Con il Berlin Heart poteva salvarsi»

NAPOLI – Una nuova e decisiva verità scientifica emerge dall’incidente probatorio sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto al Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore gravemente danneggiato. Secondo la maxi perizia disposta dall’autorità giudiziaria, il piccolo avrebbe avuto concrete possibilità di sopravvivere se fosse stato sostenuto tempestivamente con il Berlin Heart, un cuore artificiale esterno utilizzato nei pazienti pediatrici in attesa di un organo compatibile.

Le conclusioni degli esperti aprono un nuovo fronte nell’inchiesta e pongono al centro delle valutazioni dei magistrati le scelte compiute durante il percorso terapeutico. Domenico era affetto da una grave cardiopatia e il 23 dicembre 2025 era stato sottoposto al trapianto. L’organo, arrivato da Bolzano, sarebbe stato però compromesso durante il trasporto e non avrebbe mai ripreso a funzionare regolarmente.

Da quel momento il bambino era rimasto collegato ai macchinari di supporto vitale per quasi due mesi. Il progressivo peggioramento delle sue condizioni aveva poi escluso la possibilità di un secondo trapianto. Domenico morì il 21 febbraio al termine di una lunga agonia.

La perizia dovrà ora essere analizzata in ogni sua parte per stabilire se l’impiego del Berlin Heart fosse concretamente praticabile e in quale momento sarebbe dovuto avvenire. Per la famiglia Caliendo, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, si tratta di un passaggio fondamentale nella ricerca della verità. L’inchiesta dovrà chiarire se una diversa scelta clinica avrebbe potuto evitare la morte del bambino e individuare eventuali responsabilità nella gestione del trapianto e delle successive cure.

Notix

REDAZIONE NOTIX

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