SALERNO – Angela Cappetta – Per anni le acque cristalline di Marina di Camerota, detentrice da sempre della Bandiera Blu, sono state lo sversatoio di acque reflue “perché in entrambi i periodi non vi è alcuna incertezza in ordine alla condotta abusiva dell’amministrazione comunale”.
Il Tribunale di Vallo della Lucania motiva così la sentenza di condanna per inquinamento ambientale che lo scorso giugno ha travolto il sindaco di Camerota, Salvatore Mario Scarpitta, ed il suo predecessore, Antonio Romano.
Il sistema di depurazione è stato attivato solo nel 2020 grazie al completamento dei lavori dell’impianto finanziato dalla Provincia di Salerno con in fondo europei nel 2020. Prima di allora il depuratore della frazione Licusati era fermo e versava “in uno stato di degrado e di abbandono”, mentre a Marina (zona piena di turisti) esistevano solo due manufatti interrati che raccoglievano i refluii per scaricarli però direttamente a mare.
Le foto delle acque torbide e gli accertamenti dell’Arpac – che hanno rilevato “il superamento dei limiti accettabili di numerose sostanze tossiche nelle acque” – hanno costituito la prova che negli anni “non vi è traccia di alcuna attività funzionale alla manutenzione della struttura”. Né tantomeno che l’ex sindaco Romano abbia esercitato “controlli sui dirigenti”, né che l’attuale Scarpitta abbia “adottato qualsivoglia azione idonea ad incidere sul trattamento dei reflui prima dello scarico a mare”.
Da qui la condanna ad un anno ed otto mesi per l’attuale primo cittadino e ad un anno e mezzo per il suo predecessore. Scarpitta è attualmente a processo per aver ordinato l’esplosione di una falesia a picco sul mare per sbloccare una strada.





