Dalla Reggia di Caserta parte la guerra di interrogazioni tra Pd e Fratelli d’Italia. La cultura è un pretesto, Cangiano e Graziano mirano solo al potere 

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CASERTA – (A.A.) È una guerra di interrogazioni, sì. Ma solo in apparenza. A leggerla bene, sembra piuttosto una partita a scopone scientifico, giocata con carte parlamentari, ministeriali e – manco a dirlo – con il piatto forte sul tavolo: poltrone, equilibri e silenzi utili.

Partiamo dalla miccia. Il Pd, per bocca di Stefano Graziano, interroga il ministro Alessandro Giuli sulle recenti nomine del Cda della Reggia di Caserta: chi sono? Che curriculum hanno? Perché loro e non altri?

Tradotto: queste nomine puzzano più di politica che di cultura.

La risposta di Fratelli d’Italia è immediata, ma soprattutto speculare. Il capogruppo alla Regione Gennaro Sangiuliano rispolvera un vecchio dossier e lo ribalta come un calzino: l’incarico di Stefano Graziano ai tempi di Vincenzo De Luca.

Domande a raffica, dall’ex ministro della Cultura, stile interrogatorio di polizia giudiziaria: era pagato? Quanto? Aveva una stanza? Timbrava? Scriveva? Respirava? Infine, la ciliegina finale: accesso agli atti. Così, per gradire.

Fin qui sembrerebbe il solito scambio di cortesie tra maggioranza e opposizione. Ma il vero profumo della vicenda non sta nelle interrogazioni: sta nelle parole non dette. Perché nel frattempo, sullo sfondo, aleggia un’altra partita: quella del Consorzio ASI Caserta, uno dei gangli più sensibili del potere locale.

Ed ecco che entra in scena il solito Gimmi Cangiano. La Pignetti è stata candidata alle regionali con Fratelli d’Italia, in quota Edmondo Cirielli. Ed è qui che casca tutto il castello di sabbia, con una domanda che non troverete mai scritta su un atto ufficiale ma che circola, eccome, nei corridoi: Graziano vuole l’Asi senza la Pignetti. La quale – guarda caso – proprio in questi giorni è stata ammonita da Fulvio Bonavitacola (già vice di De Luca) e da Roberto Fico, a proposito dell’intreccio tra la Fondazione ASI e la società consortile Coplus. Ma Fratelli d’Italia non molla: vuole la Pignetti nel cda, fosse anche non come Presidente.

La guerra, allora, si sposta sulle nomine alla Reggia, ma è un diversivo. Chi deve capire, capisce. Graziano carica, Cangiano risponde e su indicazioni di Cirielli muove Sangiuliano, il quale a sua volta interroga Fico su Graziano. Sembra una giostra, è una guerra di potere.

In altri contesti, sarebbe uno scandalo, è invece qualcosa di molto più ordinario: la normalità della politica campana e casertana, dove le interrogazioni non servono a chiarire, ma a misurare i rapporti di forza. Non a fare luce, ma a produrre ombra contrattabile. Un dato è certo, i nominati dal ministro Giuli hanno requisiti molto deboli, risibili.

Alla fine, però, la Reggia diventa solo il pretesto nobile. Il monumento UNESCO è usato come moneta di scambio dialettica, mentre i veri dossier – partecipate, consorzi, nomine pesanti – restano accuratamente fuori scena.

Morale della favola? Nessuno è davvero interessato ai curriculum. Così come è certo che entrambi i protagonisti di questa guerra sono alleati con Zannini: Graziano sull’Asi, Cangiano sul listone alla Provincia. Roba da ridere. Anzi, da piangere.

Nelle foto: Graziano, Fico, Cirielli, Sangiuliano, Pignetti, Cangiano, Zannini e Giuli.