CORSIVO / Reggia di Caserta: ogni limite ha la sua pazienza

in News by

«Eh no – ogni limite ha la sua pazienza», direbbe Totò. Qui quel limite è stato superato da tempo. La direttrice della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei, non si accontenta di gaffe imbarazzanti fin qui collezionate: a fine mandato si regala l’ennesima performance.

Con la disinvoltura di chi si dà i voti da sola, ad un giornale nazionale racconta di aver trovato un Palazzo Reale–Museo in “insufficienza pesante” e di averlo portato almeno a otto. Autocompiacimento puro, come nelle vecchie scuole progressiste dove gli alunni si attribuivano il dieci senza, però, correggere gli errori.

Il contesto di tanta autostima è la mostra presepiale allestita al Quirinale. Pastori borbonici? Nemmeno l’ombra. Solo statuine del Novecento, prive della raffinatezza settecentesca, con corpi di filo e paglia e abiti lontani dalle celebri sete di San Leucio. E il povero Benino, il pastore dormiente, ridotto a caricatura: occhi spalancati, figura rigida, gambe coperte da una pezza rossa. Una scena che fa sorridere, se non ci fosse da piangere. Per non parlare del Bambino che – secondo gli esperti del settore – «É di epoca lontanissima da quella borbonica, produzione probabilmente di San Gregorio Armeno della seconda metà del novecento».

Non basta. Al posto dei pastori inviati al Quirinale in una delle teche che li ospitavano ora c’è il gruppo dei Briganti e della Brigantessa, ceramica di Caltagirone attribuita a Giacomo Morretta e datata 1860. Peccato che il brigantaggio, inteso come fenomeno storico, sia post-unitario e che di Morretta si sappia solo che visse tra Ottocento e primi Novecento. Circostanze che fanno pensare più a un errore storico che a un’attribuzione certa.

Intanto restano irrisolti i problemi veri: la cascata senz’acqua, i prati ingialliti, il pavimento del Vestibolo gravemente scheggiato, il progetto di abbattere centinaia di storici lecci, l’ingresso da via Giannone ancora chiuso… Tutto dimenticato, tutto rimosso.

A proposito: quando la Reggia registrava un milione di visitatori l’anno, erano proprio gli anni dell’“insufficienza pesante” evocata dalla Maffei. Allora il sito – giusto per notare – non godeva di autonomia museale né delle risorse oggi disponibili. Risorse che, evidentemente, non hanno impedito alla direttrice di collezionare colpevoli autogol anche se accompagnati da giustificazioni improbabili e fanfare roboanti.

Si dice: chi si loda, si imbroda. Ma qui l’imbrattatura è totale (A.A.).

Nelle foto Benino, il pastore dormiente, con gli occhi… spalancati.