CORSIVO / Le regole, le leggi ad personam ed il monito di Chitarrella

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(AA) – Strano mondo, quello della politica, giustappunto al contrario, come dice e scrive l’ex generale Roberto Vannacci.

Il quale, ora, pure indossando i panni del politico, per lo meno non le manda a dire. “Terzo mandato? Non si cambiano le regole in corsa”, ha detto a Belluno e a Treviso – profondo nord, nel cuore della Liga – il vice segretario di Salvini. Il quale, magari, si sarà anche infuriato. Ma, in questo modo, richiamando ad un atteggiamento serio l’intera classe politica e, in special modo, la sua parte.

Non sono pochi, infatti – in questi giorni – a rincorrere le suggestioni legate al terzo mandato (o a nessun limite). Ovviamente, quando a beneficiarne sono loro.

Le regole, però, non sono mai un elemento accessorio del gioco. Ne costituiscono l’essenza stessa. In democrazia, poi, rappresentano addirittura il discrimine che passa tra autoritarismo e partecipazione politica popolare. In questo senso, anzi, dovrebbero essere scritte sempre sulla pietra. Insomma, nella Costituzione: a memoria e monito dei cialtroni di turno che vorrebbero, invece, di volta in volta, piegarle ai propri interessi.

Non solo. Scritte in maniera semplice e chiara, le regole valgono non solo per tutti, ma mettono al riparo dai bari i quali, in quanto tali, non a caso vengono puniti.

E queste cose le sanno bene anche nelle osterie, dove fino a ieri ci si giocava un bicchiere di vino a Tressette o Scopone. E dove, appunto, il Codice di Chitarrella – l’anonimo frate bontempone che ne fissò le regole – da circa tre secoli rappresenta un argine insormontabile perfino ai fumi dell’alcol. Perché, alla fine, senza regole non c’è partita. Né a carte, né in politica.