CORSIVO / La Reggia di Caserta tra appelli, interpelli ed il solito manipolo di corte che se la canta e se la suona

in News by

CASERTA – Basta. La telenovela sulla direzione della Reggia di Caserta comincia francamente a stancare. Tra appelli e interpelli si rischia, come sempre, di smarrire il punto essenziale e, con esso, quel minimo di buon senso e di educazione istituzionale che dovrebbe accompagnare chi occupa i vertici della Pubblica amministrazione.

Ci torno sopra – dunque – soltanto per il moto di indignazione che suscita (in me e molti lettori che intanto ci hanno scritto e telefonato) la “scostumatezza” di certi comportamenti.  

I fatti sono noti e semplici. Alla direttrice della Reggia, architetto Tiziana Maffei, è scaduto anche il secondo mandato. La legge, non per capriccio ma per evitare – in genere – incrostazioni di potere e tentazioni di corruzione, vieta il terzo. Punto. Chiunque abbia ricoperto incarichi pubblici sa che esiste anche un galateo delle istituzioni: si saluta, si ringrazia e si passa la mano. Magari portando altrove la propria esperienza. Caserta – in ossequio al detto del “tutti utili, nessuno indispensabile” – se ne farebbe una ragione.

Invece, ci raccontano di una frenetica attività per restare comunque in sella, con tanto di claque mobilitata a sostegno. L’ultimo atto è l’appello comparso sulle pagine regionali di un quotidiano, firmato – si dice – da 170 personalità della cultura e dello spettacolo, anche se i nomi visibili sono soltanto una manciata e molti di essi con Caserta hanno una familiarità più teorica che pratica.

Tra le lodi alla direttrice spicca, poi, il riferimento a un “contesto territoriale non facile”. Ammesso che sia vero, questo sarebbe semmai un argomento a favore dell’alternanza, non della permanenza a vita. Ma tant’è.

Tra gli immancabili intellettuali prêt-à-porter, sempre generosi di firme altrui, e i progetti annunciati e mai compiuti, diventa certezza che, tra appelli e interpelli, qualcuno se la canti e se la suoni da solo: al diavolo le leggi, la coerenza, la legalità e via discorrendo.

«Ma mi faccia il piacere», avrebbe chiosato il Principe. E, su certe commedie, non si discute: Totò resta un’autorità. (a.a.)

(Nella foto un’immagine del “Gran Ballo delle regine” tenutosi nel novembre dello scorso anno alla Reggia di Caserta)