NAPOLI – La teoria del complotto è una balla spaziale, nella polemica che vede il senatore Franco Silvestro accusato di violenza sessuale, nel tentativo di sfangarla o, quanto meno, di buttarla in caciara, di modo che la confusione prevalga sui fatti, il fumo sulla sostanza.
Ricapitoliamo. C’è un’imprenditrice di successo che vive al Nord e che decide di denunciare una violenza subita negli uffici del Senato da parte di un senatore e, cosa ancora più grave, le minacce a non denunciare, formulate da un carabiniere.
Dovremmo essere tutti solidali con una donna che continua a restare nell’anonimato, a dimostrazione del fatto che non cerca pubblicità, e che non ha voluto vendere i vini ordinati, e a conferma che non cerca soldi e che non si tratta di un’estorsione, per usare le parole di Silvestro.
Così, avanza la teoria del complotto.
Ma vi pare che una donna di successo del Nord Italia si rovini la vita per favorire chi fa – tutto sommato e con rispetto parlando – un semplice segretario provinciale a Salerno o a Caserta? Suvvia, siamo seri.
Il tema – allora – non è il complotto, che evidentemente non c’è. Il tema – semmai – è che cosa dirà il carabiniere quando sarà interrogato, quando cioè si dimostrerà, guardando dove hanno agganciato le rispettive celle telefoniche, che l’incontro per dissuadere dalla denuncia è realmente avvenuto.
E’, dunque, questo il tema vero. Smettiamola, perciò, con la teoria del complotto. Non fa bene a nessuno. E ha vita breve.