Comuni & Lavori pubblici, la trattativa diretta come prassi. Due casi, stesso copione, un solo cognome: Colombiano

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CASERTA – (A.A.) Non so se vi sia mai capitato di leggere una determinazione o una delibera della Pubblica amministrazione. Pagine fitte di burocratese, scandite da verbi perentori coniugati al participio passato – “visto”, “considerato”, “richiamato”, “accertato” – capaci di indurre una noia quasi ipnotica. Eppure è proprio lì, nelle pieghe di articoli, commi e richiami normativi ignoti ai più, che spesso si annida il cuore delle scelte discrezionali.

Scelte che non riguardano soltanto le imprese invitate alle procedure, ma anche – e forse soprattutto – i professionisti. In particolare, ingegneri e architetti.

Serve pazienza, ma anche attenzione, perché ci sono formule ricorrenti che dovrebbero sempre accendere una spia. La prima suona più o meno così: “Considerato che, per rispettare i tempi del finanziamento, a causa della carenza di personale tecnico interno e del notevole carico di lavoro dell’ufficio, risulta necessario affidare l’incarico a un professionista esterno qualificato”.

La seconda, conseguenziale, è la famigerata “trattativa diretta”, spesso sintetizzata con l’acronimo TD.

Procedure consentite dalla legge, nulla da eccepire. Ma che, lette in sequenza, raccontano un metodo piuttosto diffuso nella PA: dichiarare una condizione emergenziale per attivare margini di discrezionalità che la normativa, pur ispirata a trasparenza e concorrenza, comunque prevede. Una dinamica che si inserisce in un quadro più ampio: Comuni strutturalmente sotto organico, impossibilitati ad assumere per vincoli finanziari spesso generati da pregresse cattive pratiche amministrative.

È in questo contesto che si collocano due esempi documentali di somma urgenza e trattativa diretta.

Il primo riguarda il Comune di Casaluce, in associazione con Frignano (capofila), beneficiario di fondi PNRR per la “Riqualificazione dell’immobile pubblico dismesso e dell’area ex plesso scolastico I Maggio” (Determinazione n. 121/2023). L’intervento vale poco meno di 1,25 milioni di euro. L’ufficio tecnico, dichiarato carente di personale, non riesce a redigere la progettazione definitiva ed esecutiva, con il rischio – si legge negli atti – di perdere il finanziamento. L’incarico viene quindi affidato a un professionista esterno per un importo di 61 mila euro, che, tra IVA e cassa previdenziale, raggiunge 77.956,80 euro.

Il professionista incaricato è l’ingegnere Nicola Colombiano, 35 anni. Ulteriori elementi biografici non rilevano ai fini amministrativi e restano tali.

Analoga procedura emerge dagli atti del Comune di Bellona, medaglia d’oro al valor militare, per la riqualificazione della Casa del Fascio in via Sorrentino e del parcheggio di via Pancato. Qui l’importo dei lavori sfiora i 2 milioni di euro (1.936.000). Anche in questo caso, l’ufficio tecnico comunale dichiara l’impossibilità di procedere internamente. L’incarico di progettazione viene affidato, sempre a trattativa diretta (Determinazione n. 23/2024), sempre all’ingegnere Nicola Colombiano, per una parcella di poco superiore a 134 mila euro, che arriva a 170.019,20 euro comprensivi di oneri.

Tutto regolare, tutto legittimo. Ma la ripetitività delle formule e degli esiti restituisce l’immagine di un sistema che, più che fare eccezione, sembra aver fatto dell’eccezione una prassi.

In foto da sinistra: Anacleto Colombiano (presidente della Provincia di Caserta), Francesco Luongo (sindaco di Casaluce), Lucio Santarpia (sindaco di Frignano) e Giovanni Sarcinella (sindaco di Bellona)