NAPOLI – La crisi finanziaria dei Comuni italiani ha un baricentro sempre più meridionale e la Campania è tra le regioni maggiormente esposte.
Secondo la relazione al Parlamento della Corte dei Conti, aggiornata al 31 dicembre 2025, il 39% dei Comuni campani ha sperimentato almeno una procedura di crisi finanziaria.
Un dato che colloca la regione alle spalle della Calabria, dove la percentuale raggiunge il 54%, e della Sicilia, al 41%. Insieme, le tre regioni concentrano il 63,6% di tutte le procedure di crisi attivate e addirittura l’80,4% dei dissesti dichiarati negli ultimi cinque anni.

Per i giudici contabili, una concentrazione territoriale così marcata non può essere spiegata esclusivamente con le scelte delle singole amministrazioni. Nei territori maggiormente colpiti pesano anche fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali, oltre alle differenti capacità delle Regioni di intervenire attraverso sostegni finanziari, assistenza tecnica, fondi di prevenzione e sistemi di monitoraggio.
Il quadro nazionale resta comunque meno allarmante: le 485 procedure attive riguardano 484 enti, pari al 6,1% dei Comuni italiani. Le crisi conclamate coinvolgono però circa 6,5 milioni di abitanti, con una massa passiva stimata in 6,2 miliardi di euro.
Dall’introduzione degli attuali strumenti sono state complessivamente avviate 1.448 procedure, delle quali 818 dissesti e 630 riequilibri, relative a 1.033 Comuni. Numeri che confermano come, dietro una situazione nazionale definita complessivamente solida dalla Corte dei Conti, rimanga aperta una profonda frattura territoriale, con la Campania tra le aree dove la fragilità dei bilanci comunali è più diffusa.




