Comune sciolto per camorra, don Nicola accusa la politica: la replica dell’ex consigliere

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CASERTA – Doveva essere un messaggio di speranza e riflessione, ma le parole di don Nicola Lombardi, parroco casertano, hanno acceso la miccia di una polemica rovente nel giorno più simbolico dell’anno.

In un lungo post pubblicato sui social a Pasqua, il sacerdote ha messo nel mirino lo stato della città, parlando apertamente di “morte politica” e di responsabilità collettive.

Una riflessione spirituale che si è trasformata in un atto d’accusa verso la classe dirigente e la società civile: “La morte di questa nostra città è una morte politica – ha scritto don Lombardi –. È venuto meno l’impegno personale per il bene comune. Abbiamo delegato senza vigilare, senza partecipare. Lo scioglimento per camorra del Comune non è un episodio isolato, ma il culmine di un declino iniziato da tempo”.

Nel messaggio, il parroco ha invocato una “resurrezione civile”, a partire dai quartieri e dai rioni, attraverso la nascita di comitati civici composti esclusivamente da cittadini. Un invito esplicito a tornare a occuparsi della cosa pubblica, a non rimanere spettatori passivi.

La replica politica: “Messaggio divisivo”

Le parole del sacerdote non sono passate inosservate. Tra le reazioni più dure, quella dell’ex consigliere comunale Gianluca Iannucci, che in una storia su Instagram ha definito “una vergogna” l’intervento di don Lombardi. “È inaccettabile che un parroco, nel giorno di Pasqua, lancia accuse così pesanti contro la classe politica – ha scritto –. Si tratta di un messaggio divisivo, che soffia sul fuoco dell’antipolitica e mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.

Iannucci ha parlato di “strumentalizzazione delle paure” dei cittadini, in particolare nel quartiere Parco Cerasole, accusando il parroco di cavalcare il malcontento popolare in un momento delicato per la comunità.

Una ferita aperta nella città

Il dibattito si inserisce in un contesto ancora segnato dallo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, decisione che ha lasciato una profonda cicatrice nella coscienza collettiva. Le parole del sacerdote, per alcuni un grido d’allarme necessario, per altri una provocazione fuori luogo, hanno riaperto una ferita mai rimarginata.

Caserta, dunque, si scopre ancora una volta divisa: tra chi cerca nel Vangelo la spinta per ricostruire un tessuto civico ormai logoro e chi teme che la denuncia religiosa possa trasformarsi in uno strumento di delegittimazione politica. Una Pasqua, quella del 2025, che sarà ricordata non solo per la celebrazione della resurrezione, ma per un nuovo confronto che ha messo a nudo le contraddizioni – e le fragilità – di un’intera comunità. (Nelle foto don Nicola Lombardi e Gianluca Iannucci)

(Carlo Pace)