Comune di Caserta: tutti i misteri e i costi della politica

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CASERTA – (a.a.) Le funzioni delegate al super-dirigente Franco Biondi – il quale, come si ricorderà, il 30 maggio scorso è stato sospeso dal ministro dell’Interno per sei mesi dal servizio, in forza del comma 5 dell’articolo 143 del Tuel (Testo unico degli enti locali) – sono state affidate al segretario comunale, Salvatore Massi.  

La posizione retributiva del quale – va da sé – sarà giustamente oggetto di graduazione secondo il sistema di valutazione adottato dall’ente, fermo restando il galleggiamento per equipararla all’indennità più alta percepita da altro dirigente del comune. Insomma, come si dice, a ciascuno il suo. Per carità, tutto nella norma.

E, però, è proprio all’aspetto economico che – come nella più becera tradizione populistica che pure a volte non ci risparmia – viene da pensare, allorquando gli enti pubblici vengono travolti da eventi eccezionali. Come è appunto accaduto al Comune capoluogo, sciolto – come si sa – per infiltrazione camorristica.

Dunque, i primi atti che si cominciano a leggere all’albo pretorio di Palazzo Castropignano riguardano, appunto, la materia economica. In particolare, le necessarie manovre di variazione del bilancio resosi necessarie alla luce della mutata geografia politico-burocratica dell’ente.

Intanto, per cominciare, per pagare la Terna commissariale s’è reso necessario reperire i fondi. Che nel caso, va subito chiarito, di certo non mancano. E benché i Commissari prefettizi (per comodità diremmo: uno con funzioni di sindaco, un altro di giunta e l’altro di Consiglio comunale) di certo non si siano trattati male, dal punto di vista retributivo, va detto che con il loro insediamento comunque regalano alle casse comunali una discreta economia. E precisamente: 396 mila 740 euro e pochi spiccioli. La differenza, cioè, di quanto sarebbe costato il Consiglio comunale, per la restante parte di quest’anno (723 mila 473 euro) e la retribuzione della Terna commissariale (326 mila 732).

La qualcosa, peraltro, si potrebbe leggere anche così: paghi sedici e porti a casa tre. Nel senso che, i tre commissari da soli costano quanto mezzo Consiglio comunale.

Ma che volete, sono i costi della politica: tanto più cari quanto più determinati dallo stato di emergenza. Certo, la forbice si allarga se si tiene conto, in rapporto alle voci del bilancio comunale, anche dei costi del Sindaco, del vice sindaco e della giunta. Costi che, nell’ordine, si quantificano in circa 10 mila euro al mese (9.660) per il primo cittadino, in 7 mila 245 per il vice sindaco, in 5 mila 796 per gli assessori. E senza dimenticare il presidente del Consiglio (Lorenzo Gentile) che pure si portava a casa 5 mila 796 euro mensili. Che non sono pochi, naturalmente.

E però, anche in questo caso, volendo assecondare la vena populistica difficile da tenere a freno, verrebbe da fare un’altra considerazione. E, cioè, anche i questo caso la Terna prefettizia ha portato una qualche economia alle casse del Municipio (che, solo per inciso, ricordiamo essere stato per ben due volte dichiarato – negli ultimi quattro lustri – in dissesto finanziario).

Nel senso, cioè, che, viene da chiedersi: come mai, per quale motivo, si è passati dalla necessità di avere una giunta di nove assessori (Emiliano Casale, Vincenzo Battarra, Emilianna Credentino, Antonio De Lucia, Domenico Maietta, Gerardina Martino, Massimiliano Marzo, Carmela Mucherino, Annamaria Sadutto) nominata il 28 marzo 2024, ad un esecutivo con quattro assessori (Maria Gabriella Grassia, Antonio Sessa, Massimiliano Rendina e Carmine Lasco) nominata appena il 3 aprile scorso.

Insomma, era ridondante prima o ridotto all’osso poi, l’esecutivo? Oppure vien da chiedersi: se le stesse cose si possono fare con meno della metà delle persone, perché invece si è preferito più che raddoppiarle? Misteri della politica, ma non dei costi.