CASERTA (a.a.) – A mettere una pietra tombale sull’amministrazione comunale di Carlo Marino non è stato soltanto il dettagliato report che hanno fatto i componenti della Commissione di accesso su circa venti anni di attività amministrativa.
La commissione d’inchiesta, infatti, ha spulciato anche tra le carte della consiliatura 2006-2011, sindaco Nicodemo Petteruti, magari anche soltanto per scoprire che in consiglio comunale già sedeva il fratello di Massimiliano Marzo, Paolo, in continuità col primo. Ma – si diceva – è stato anche l’esame e la valutazione unanime che ne ha fatto il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza tenutosi il 17 marzo scorso, integrato però con la partecipazione del Sostituto Procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
“(…) Il consesso – scrive il ministro dell’Interno al Presidente della Repubblica – si è espresso sulla sussistenza di collegamenti diretti e indiretti tra singoli amministratori, dirigenti dell’ente e la criminalità organizzata, e su forme di condizionamento degli stessi”.
Per il resto, sia pure con divizia di particolari (sui quali torneremo nei prossimi giorni, perché ne vale veramente la pena) le circostanze che fanno da perno al provvedimento di scioglimento per infiltrazioni malavitose sono quelle da sempre sulla bocca dei cittadini: un’inchiesta giudiziaria per una vicenda di corruzione elettorale, un’altra per turbata libertà di incanti, un’altra ancora per la gestione dei parcheggi, della manutenzione del verde pubblico, per l’irregolare affidamento delle commesse pubbliche, di opere di manutenzione degli edifici comunali (tra cui le scuole) e via discorrendo.
Indagini giudiziarie che fanno emergere un sistema caratterizzato da una gestione illecita – che con termine quasi eufemistico viene definita “mala gestio” – ma che nella sostanza, a parere degli organi tutori, diventano elementi “concreti, univoci e rilevanti” di collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali e di dirigenti apicali con la criminalità organizzata di tipo mafioso.
In un passaggio degli atti che accompagnano il decreto presidenziale, infatti, è scritto: “Le indagini giudiziarie hanno fatto emergere un sistema caratterizzato da una gestione illecita degli appalti pubblici, atteso che i summenzionati amministratori avrebbero promesso ad alcuni imprenditori gravati da numerosi precedenti penali e legati alle locali organizzazioni criminali futuri appalti in cambio del voto alle elezioni amministrative del 2021, mentre alcuni funzionari comunali avrebbero, a loro volta, ottenuto altre utilità in cambio dell’irregolare affidamento delle commesse pubbliche”.
Nella relazione, peraltro, al di là dell’aspetto penale “in fieri” per così dire (insomma, degli sviluppi processuali) per cui si può pacificamente ritenere che questo di natura amministrativo (lo scioglimento) sia stato un atto ineludibile, quasi obbligato, per le autorità tutorie, fanno riflettere non poco gli omissis che costellano le diverse relazioni. E che, se in un primo momento rimandano a motivi di privacy, fanno sorgere invece il fondato dubbio che si tratti di un escamotage – per così dire – finalizzato a non ostacolare le indagini (e i processi) tuttora in corso.
Insomma, alla luce delle indagini della Commissione d’inchiesta, la terna commissariale insediata a Palazzo Castropignano – il dubbio è più che fondato, a questo punto – è destinata non soltanto a rimanere sei mesi oltre i diciotto proposti dal ministro dell’Interno e accolti dal Presidente della Repubblica, ma anche a stroncare le velleità politiche degli attori politici che hanno fin qui cavalcato la scena locale. Per i quali – lo ricordiamo – la legge prevede infine l’impossibilità di candidarsi, e per ben due legislature successive, a tutti i diversi gradi di elezioni territoriali. E poco o nulla potranno, probabilmente, sia ricorsi che principi del foro.
Nella foto, da sinistra: l’ex sindaco Carlo Marino, la sede del Comune, il ministro Matteo Piantedosi e l’ex assessore Massimiliano Marzo.