Comune di Caserta: parapiglia per manifesto a firma del sindaco Marino, che intanto si rivolge al legale di Chiara Ferragni per ricorrere al Tar

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CASERTA (Antonio Sanfelice) – Attimi di scompiglio, ieri mattina, a Palazzo Castropignano, sede municipale di Caserta, su cui si è abbattuto – come si sa – la scure dello scioglimento anticipato dell’Amministrazione civica per condizionamenti malavitosi.

Qualcuno tra i dirigenti, infatti, aveva predisposto i manifesti di convocazione dei comizi elettorali in vista del referendum dell’8 e 9 giugno prossimi, a firma dell’ormai decaduto sindaco Carlo Marino, nelle more della designazione della terna straordinaria di gestione da parte del prefetto. Nomina che, infatti, è arrivata sempre ieri, nel primo pomeriggio, forse anche sulla scorta di questo episodio.

Insomma, non a pochi la decisione di affiggere siffatti manifesti era apparsa fuori luogo, un’autentica quanto inutile forzatura procedurale, al punto di darsela letteralmente a gambe levate per non rimanere invischiati in una vicenda a dir poco grottesca.

Certo è che lo scioglimento anticipato dell’amministrazione comunale deve aver complicato non poco i piani politici degli amministratori comunali uscenti, colpiti da un provvedimento che ha il peso di una lettera scarlatta. A cominciare dall’ex sindaco, appunto, passando però per molti consiglieri.

Nei casi particolarmente gravi, infatti – ed è il caso dello scioglimento del Comune di Caserta – la legge indica in diciotto mesi il tempo minimo di permanenza della terna prefettizia, che però la prassi quasi sempre proroga di altri sei mesi. Dunque, non si tornerà al voto prima dei prossimi due anni. Non solo. Con la gestione straordinaria scattano anche i motivi di inconferibilità degli incarchi (leggasi incandidabilità ed ineleggibilità) per quegli amministratori che si ritrovino con una sentenza di condanna sulla fedina penale, ancorché non definitiva.

Condizione nella quale – al di là dei codici deontologici che ormai tutti i partiti si sono dati – potrebbe venirsi a trovare – come detto – più di un consigliere uscente, a cominciare proprio dal sindaco Carlo Marino. Il quale – sia detto solo per la cronaca – sta affrontando un processo che ha a che fare con i rifiuti e con gare d’appalto. Parliamo di processo, non di condanna, beninteso. Ma rispetto al quale ben si comprendono, evidentemente, le preoccupazioni che non a caso lo spingono a ricorrere al Tribunale amministrativo (Tar) per impugnare il provvedimento di scioglimento adottato dal Viminale.

E a proposito del quale vanno dette almeno altre due cose. Intanto, che non risultano, in casi analoghi o di specie, casi (o comunque sono assai rari) di accoglimento di ricorsi da parte del Tar. Secondo, che lo Studio legale al quale si sarebbe rivolto il sindaco –  Studio legale Giorgio Fraccastoro di Roma – è non soltanto di primissimo ordine, vantando tra i propri clienti Chiara Ferragni, l’Enel, l’Acea e giù di lì. Ma il suo titolare sarebbe anche noto per vantare parentele molto in alto tra quelli che risiedono sui colli più alti della Capitale.