Comune di Caserta, altra scure del Viminale: il super dirigente Biondi sospeso per sei mesi dal servizio. E non è finita

in Uncategorized by

CASERTA – (a.a.) Il super dirigente del comune di Caserta, Francesco Biondi, è stato sospeso dal servizio per sei mesi, con provvedimento del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, notificato all’interessato nel pomeriggio di ieri.

Biondi, ingegnere, responsabile dell’Ufficio tecnico comunale (Utc), finito troppo spesso nell’occhio del ciclone, era a capo del Settore III dell’Organigramma di Palazzo Castropignano. Che detta così potrebbe non proprio rendere l’idea appieno del potere concentrato nelle mani di un solo dirigente (anche se, a onor del vero, va pure detto che, con una pianta organica bloccata da tempo non sono poi molte le figure apicali disponibili: due interni e due esterni, in tutto, segretario escluso).

Ad ogni modo, l’ingegnere, fino all’ottobre 2024 si ritrovava, delegato dal sindaco Carlo Marino, la responsabilità degli “Affari legali, Patrocini e Turismo, Avvocatura comunale, Espropriazioni, Affari generali, Personale e Programmazione urbanistica”. Parte delle quali, poi – con l’incalzare della bufera giudiziaria – erano state dirottate sotto la responsabilità del dirigente Luigi Vitelli (dirigente ex articolo 110, dunque un esterno).

La sospensione di Franco Biondi per sei mesi dal servizio, è arrivata a poco più di quaranta giorni dallo scioglimento per motivi di camorra dell’amministrazione comunale del capoluogo (il provvedimento del Consiglio dei ministri è del 18 aprile scorso, mentre il Decreto del Presidente della Repubblica è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’altro giorno, il 27 maggio), sulla scorta del dettato del comma 5 dell’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali (che pubblichiamo a parte). Lettura che fa pensare immediatamente al fatto che la chiave interpretativa di questo che appare un provvedimento non isolato, sia da ricercarsi nei famosi “omissis” delle relazioni del prefetto prima e del ministro dopo. Omissis che – sospettavamo e ora ne siamo più che sicuri – non attengono semplicemente al rispetto della normativa sulla Privacy.

Peraltro, è anche giusto ricordare che, secondo fonti giurisprudenziali, l’intervento del Ministro non è automatico, “ma deve basarsi su una valutazione discrezionale del Ministero dell’Interno, su proposta della Commissione di accesso e del Prefetto, che segnali un quadro indiziario sufficiente”.
Insomma, par di capire, siamo soltanto agli inizi di un “bradisismo istituzionale” che può durare anche diciotto mesi (se non ventiquattro, in caso di proroga di ulteriore sei mesi). Vale a dire, il tempo assegnato alla terna commissariale. E che può riservarci altre sorprese.