ROMA – “Se si riuscisse a convincere Eni, che è una partecipata dello Stato, a tenere aperte le fabbriche sarebbe perfetto”.
“Ma se non si convince, basterebbe convincere Eni a vendere quegli impianti, perché quegli impianti sono acquisibili e ci sarebbero società disposte ad acquisirli”.
Lo ha detto il segretario della Cgil Michele Azzola rispondendo in Commissione Industria della Camera alle domande dei parlamentari. Azzola ha poi attaccato: “Ma è evidente che Eni non vuole perdere il business del trading, compro all’estero e vendo in Italia, perché così guadagno senza fare l’imprenditore, che è poi un brutto vizio di questo paese, vizio che sta portando verso il basso l’economia dell’Italia avviandola verso la deindustrializzazione e la dipendenza economica dall’estero”.
Gli stabilimenti Versalis – vale a dire, la filiera della chimica di base della partecipata pubblica Eni – ed in particolare quello di Brindisi, sono da mesi nella bufera, oggetto di polemiche da parte di alcune sigle sindacali, in particolare la Cgil, e di ripetute interrogazioni parlamentari rivolte al Ministero dell’industria e del made in Italy (Mimit).
Interrogazioni che non risparmiano Seri Industria Spa – capofila del Gruppo che fa capo a Vittorio Civitillo, sindaco di Piedimonte Matese – distintosi, in questi ultimi, per una serie di operazioni industriali attivate tra molte luci e ombre, in qualità di partner del ministero di Via Veneto, appunto. Infatti, ancora una volta a Vittorio Civitillo si è rivolta la struttura guidata da Adolfo Urso – dopo aver chiuso la precedente operazione per l’acquisizione di Menarini spa (ex Industria Italiana Autobus) – per la trasformazione produttiva ed il rilancio di Versalis a Brindisi, facendo storcere ancora una volta il naso alla Cgil e a sigle minori, che non vedono di buon occhio il nuovo coinvolgimento de4lla società casertana.
Articolato su un piano complessivo di oltre 2 miliardi di investimento di cui, soltanto per Brindisi oltre 700 milioni di euro, nelle migliori intenzioni il progetto (peraltro, molto caldeggiato dall’Unione Europea) prevede la ristrutturazione della chimica di base con la fermata degli impianti di cracking e, dall’atro, lo sviluppo delle nuove piattaforme sostenibili della chimica circolare, bio e specializzata.
In tal senso, dunque, il protocollo d’intesa è stato già siglato il 10 marzo scorso a Roma, a Palazzo Piacentini, dal ministro Urso, dai rappresentanti delle aziende coinvolte e dai rappresentanti delle sigle sindacali del settore, ad esclusione proprio della Cgil. Il sindacato di Landini, infatti, sin da primo momento ha sollevato non pochi dubbi su tutta l’operazione che vede coinvolta la famiglia di industriali di Piedimonte Matese, alla luce dei ritardi accumulati non soltanto per il rilancio di Menarini, ma anche per la realizzazione della giga factory di Teverola (ex Indesit).
In foto da sinistra: Vittorio Civitllo, Eni Versalis, Adolfo Urso