Castelvolturno: da anni scaduto il contratto con il centro sportivo. La famiglia Coppola dà il benservito a De Laurentiis. Ecco la verità!

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CASTELVOLTURNO (Antonio Arricale) – Sono vent’anni che se ne parla o, meglio, ne parla Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli. Di un centro sportivo da fare impallidire quei polentoni di Milano che, in fondo, hanno davvero poca cosa di cui andare fieri con quella Pinetina e quel Milanello rispetto al suo mega progetto. Per non dire di Trigoria e Formello, pure decisamente modesti centri sportivi di quegli amici che restano, tutto sommato, dei burini, nei confronti della sua idea – e che idea – di combinare sport e spettacolo, festa e farina, sogni di gloria e divertimento.

Ecco, il punto però è proprio questo: il patron della Filmauro ne parla solo, da vent’anni a questa parte. E ogni volta cambia allocazione al suo sogno e, magari, per giustificarsi aggiunge un particolare in più: che so, un campo, un ettaro di terreno, un ristorante, una foresteria, una mini arena.

Più semplicemente un espediente per passare da Castelvolturno ad Afragola, da Bagnoli ad Acerra, da Caserta a Piana e, dunque, nuovamente a Castelvolturno e da qui a Qualiano. Ed è appunto Qualiano, l’ultimo approdo del produttore cinematografico che non fa più film, ma continua a vendere sogni e chiacchiere. Invece la sua vera offerta resta 5 ettari alla Piana di Castelvolturno. E su quest’ultimo aspetto, forse, per intanto è il caso, magari di sorvolare in quanto con 5 Ettari al posto del Calcio Napoli potrà cambiare sport, forse una pista di go kart.

Sta di fatto che De Laurentiis mentre sogna e mena il can per l’aia – e noi poveri tifosi magari finiamo anche per crederci (ma solo per un po’ naturalmente) – da altrettanti anni è ospite, poco desiderato – aggiungo – della famiglia Coppola proprio in quel di Castelvolturno. Infatti, il contratto della società che gestisce il Napoli calcio è scaduto da anni. Finora ha beneficiato anni di proroga cui, però, non ne seguiranno altre. Stop, basta: deve andare via.

E qui al cronista malizioso verrebbe da mettere in relazione strane attenzioni che – d’amblée – si sono riaccese su questi luoghi. Ma non divaghiamo.

Aurelio De Lurentiis, insomma, tra i molti pregi e pochissimi difetti ne avrebbe uno assai difficile da digerire: è capace di fare terra bruciata di quelli che gli hanno dato una mano e Castelvolturno è la prova. Mai una sola iniziativa per la città.

L’Aurelio soffrirebbe di una grave forma di megalomania, retaggio peraltro di fasti hollywoodiani che non può nemmeno più accampare nel suo curriculum.

La sua Filmauro – per dire – la società cui deve la notorietà della precedente vita imprenditoriale e attraverso la quale controlla il business del pallone, di fatti non produce più film.

O, meglio, più che nelle pellicole destinate al grande schermo ha il suo vero “core” proprio nel pallone. Basta dare uno sguardo all’ultimo bilancio aziendale per rendersene conto. E’ infatti dalle attività del calcio Napoli che il gruppo ricava, ormai, il 92 per cento delle sue sostanze.

Anzi, per dirla tutta, alle attività cinematografiche del gruppo si fanno risalire, ormai, soltanto il 3 per cento dei ricavi. Lo ricordava, peraltro, anche il collega Gigi Di Fiore, sul Mattino del 3 aprile scorso: “I ricavi cinematografici sono stati solo 7,8 milioni di euro, tra 6,6 milioni di diritti televisivi e 692mila euro di botteghino. Invece, nonostante la deludente stagione della squadra, lo scorso anno il Calcio Napoli ha comunque assicurato ricavi per 63 milioni di euro. Sei in meno rispetto all’anno precedente, ma hanno pesato i mancati introiti per diritti televisivi e il cammino infelice nelle coppe europee”.

E che il mondo del calcio con tutti gli annessi e connessi che gli girano intorno – a cominciare dai ricchi diritti televisivi – sia il vero business del futuro, ad Aurelio De Laurentiis certamente non sfugge. Solo che a lui difetta – come dire – la parte imprenditoriale del segmento, attardandosi – come è suo costume – sull’aspetto commerciale del business. Compro e vendo è il suo motto. Cosa che gli riesce anche bene.

Ed è a questo – in fondo – che lui, ormai 76enne, vorrebbe continuare a fare. Magari con un fondo di investimento: società ricchissime, con una liquidità esorbitante, che sempre più spesso si indirizzano verso il business spettacolare del pallone. E, dunque, attratto magari da questa opportunità che gli risolverebbe, alla fin fine, anche il problema genitoriale del lascito ai figli, continua a vendere fumo nella speranza che qualche gestori di fondi abbocchi all’amo. Prospettiva assai difficile, a dire il vero, parlandosi nel mondo della finanza di investimenti, appunto, e non di semplice commercio.

Ma tutto questo al presidente del Napoli non sfugge, ovviamente, tutto potendoglisi contestare tranne la rapidità di comprendere le cose. Sicché ora – mentre continua a sventolare sogni, progetti, accordi e chiacchiere – c’è una questione in più che glòi toglie il sonno: il centenario della fondazione del Napoli – 1 agosto 1926 – e quello che quest’anniversario, in termini di gadget vari e di iniziative spettacolari, potrebbe restituirgli in termini di moneta contante.

 Una data che ormai bussa alla porta. E che già gli fa pregustare ricchi guadagni. Tanti in più, anche rispetto ai 328,2 milioni di ricavi che lo scorso anno il brand Napoli calcio gli ha portato.

Soldi che il presidente a tutto pensa, tranne che investirli nell’acquisto di 100 ettari di terreno su cui costruire un centro sportivo. E che non è detto riuscirebbe a farlo – posto gli possa passare per l’anticamera del cervello – nel giro di un anno e mezzo, prima dell’anniversario del Napoli. E con lui prossimo agli ottanta.

In foto: Il Presidente De Laurentis con i figli