CASERTA – Altro che perbenismo e trasparenze istituzionali: in Provincia di Caserta, la geografia del potere non si legge sugli organigrammi, ma negli uffici dirigenziali, quelli dove le carte passano, si fermano… e, spesso, si sbloccano solo con il timbro giusto.
Il nome? Giovanni Solino, figura chiave dell’ente, il vero regista dietro le quinte della macchina provinciale. Mentre la politica discute, promette e si posiziona, è lui che firma, che approva, che decide i tempi. Altro che assessori e consiglieri: il potere nell’ente Provincia ha un’altra filigrana.
Lo sanno bene anche i politici di lungo corso. Marcello De Rosa, oggi “facente funzioni”, pare essersi adeguato con sorprendente flessibilità. Per accontentare gli amici (e magari garantirsi un po’ di ossigeno politico), ha bussato anche lui agli uffici di Solino — e, per dovere di equilibrio, anche a quelli di Gerardo Palmieri.
Appalti? Somme urgenze? In un contesto dove tutto sembra bloccato, Solino diventa il risolutore ufficiale, capace di sciogliere nodi che altrove avrebbero richiesto mesi. E così si crea una zona grigia in cui le responsabilità si sfumano e le decisioni “tecniche” diventano leve politiche.
C’è chi parla di procedura. Chi si rifugia dietro la burocrazia. Ma a guardarla bene, la Provincia è diventata un luogo dove l’architettura democratica si piega al peso specifico delle firme giuste, quelle che contano più di mille voti.
Altro che perbenismo. Qui si lavora ai fianchi, con discrezione e senza cerimonie. E chi vuole restare a galla, sa già a che piano e a quale porta bussare.
Nelle foto, il presidente della Provincia di Caserta facente funzioni, Marcello De Rosa, ed il dirigente Giovanni Solino