Carlo Marino colpito nell’onore, ricorre al Tar. Ma la strada è molto stretta

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L’ANALISI di Antonio Arricale – Lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose ha un inevitabile impatto significativo sulla comunità, sia a livello amministrativo che sociale.

Intanto, la comunità subisce un indubbio danno d’immagine, con conseguenze sulla fiducia degli investitori e sulla reputazione del territorio. Nell’uno e nell’altro caso, per una città turistica come Caserta – checché se ne dica della qualità dell’offerta – quest’aspetto non è di poco conto.

Va da sé che, il danno reputazionale riguarda in primo luogo la classe dirigente colpita direttamente dal provvedimento. Sulla quale, peraltro – è il caso di sottolineare due volte – lo scioglimento attiva inevitabilmente un approfondimento di indagini teso a portare alla luce eventuali personali responsabilità. È quanto prevede, d’altronde, espressamente l’articolo 143 del Tuel (Testo unico degli enti locali). Gli amministratori responsabili delle condotte che hanno causato lo scioglimento – la dichiarazione è demandata al Tribunale di competenza per territorio, ndanon possono essere candidati: 1) alle elezioni per la Camera dei deputati, per il Senato della Repubblica e per il Parlamento europeo; 2) alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali; per i due turni elettorali successivi.

Ben si comprendono, dunque, le motivazioni – al di là dei più che validi motivi di onorabilità personale – che spingono l’ex sindaco Carlo Marino e i consiglieri di maggioranza a perseguire il ricorso al Tar del Lazio, tribunale amministrativo competente.

E rispetto al quale l’ex sindaco – che di professione è avvocato – conferma anche il coinvolgimento dello Studio Giorgio Fraccastoro di Roma, tra i più prestigiosi della capitale. E dove spesso fa capolino anche Bernardo Giorgio Mattarella, Docente di diritto amministrativo presso la Luiss, figlio del Presidente della Repubblica. “Sì, nel team dei sei avvocati che abbiamo individuato c’è anche Giorgio Fraccastoro – conferma Marino – proposto da un consigliere di maggioranza, non da me”. E aggiunge: “In materia ho idee molto precise, che contrastano evidentemente con l’indirizzo dottrinale imperante. Ho subito un torto, farò valere le mie ragioni e quelle della città. Spero di spuntarla. Intanto, aspettiamo di potere accedere agli atti”. Per leggere i quali si potrebbe attendere anche una trentina di giorni.

Dunque, il ricorso si farà e con i migliori amministrativisti in campo. La posta in gioco è altissima. E, però, il ricorso contro un Decreto di scioglimento di un consiglio comunale è difficile da accogliere – come si è detto – per diversi motivi legali e procedurali. Proviamo a elencare i principali.

Natura preventiva e cautelare – Lo scioglimento di un consiglio comunale, soprattutto per infiltrazioni mafiose, è considerato una misura straordinaria di prevenzione. Il decreto viene emesso sulla base di una valutazione complessiva della situazione, e il giudice amministrativo può solo verificare la correttezza logica e l’assenza di travisamento dei fatti, senza entrare nel merito della decisione.

Limiti del sindacato giurisdizionale – Il giudice amministrativo non può riesaminare nel dettaglio la ricostruzione dei fatti che hanno portato allo scioglimento, ma solo verificare eventuali vizi di eccesso di potere, come l’inadeguatezza dell’istruttoria o la sproporzione della misura rispetto agli obiettivi perseguiti.

Interesse al ricorso – Anche se il ricorso viene presentato, spesso non porta al ripristino della consiliatura, perché questa è destinata a cessare poco dopo l’adozione del decreto. In alcuni casi, il ricorso viene portato avanti solo per motivi morali, per dimostrare l’assenza di condizionamenti criminali.

Legittimazione a impugnare – I consiglieri comunali possono impugnare gli atti del consiglio solo se questi incidono direttamente sul loro diritto all’ufficio. Non hanno un potere autonomo di azione popolare per contestare la legittimità del decreto di scioglimento.

Staremo a vedere.

In foto, da sinistra: Carlo Marino, la sede del TAR del Lazio e l’Avv. Giorgio Fraccastoro