Attentato a Ranucci, quattro arresti. Esecutori arrivati a Roma dalla Campania. Ora è caccia ai mandanti

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ROMA – Carlo Tarallo – Svolta nelle indagini sull’attentato al giornalista della Rai e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, compiuto la sera del 16 ottobre 2025, a Pomezia, vicino Roma, quando un ordigno venne fatto esplodere davanti al cancello dell’abitazione del giornalista, provocando la distruzione delle sue due autovetture.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, in collaborazione con i militari di Napoli e Avellino, hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare a carico di quattro indagati, ritenuti gli esecutori materiali dell’attentato. Per tre degli indagati si sono aperte le porte del carcere, mentre uno è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari. Risiedono in provincia di Avellino i quattro arrestati con l’accusa di essere stati gli esecutori dell’attentato, su commissione, al giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto a Pomezia, in provincia di Roma, il 16 ottobre del 2025.

Si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D’Avino, fermato dai carabinieri del reparto operativo a Roma e trasferito nel carcere di Rebibbia; di sua moglie, Marika De Filippi, agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Avella; Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella; e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, in provincia di Napoli. Gli inquirenti della Dda di Roma li ritengono gli esecutori materiali dell’attentato al conduttore di Report. Le misure cautelari, emesse dal gip del Tribunale di Roma, sono state eseguite nelle prime ore di stamane con il coinvolgimento dei comandi provinciali dei carabinieri di Napoli e Avellino.

Gli indagati, a vario titolo, sono accusati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. In corso numerose perquisizioni da parte dei carabinieri nei riguardi di persone che potrebbero aver fornito l’esplosivo e garantito il supporto logistico al commando. Secondo l’impianto accusatorio, il commando criminale sarebbe partito dalla Campania utilizzando un ordigno esplosivo ad alto potenziale per intimidire il giornalista d’inchiesta.

Il gruppo che avrebbe eseguito l’attentato contro Sigfrido Ranucci avrebbe effettuato un sopralluogo davanti all’abitazione del giornalista sei giorni prima dell’esplosione. Lo ricostruisce l’ordinanza cautelare della gip di Roma Iole Moricca, secondo la quale gli indagati avrebbero monitorato la zona prima di tornare sul posto per collocare l’ordigno. Il sopralluogo è documentato dagli accertamenti investigativi e costituisce, secondo il giudice, uno degli elementi che dimostrerebbe la premeditazione dell’azione. “Le risultanze acquisite”, si legge nell’ordinanza del Gip, “costituiscono elementi gravi, precisi e concordanti per ritenere che i quattro arrestati abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati. E’ certo che Antonio Passariello è colui che si è procurato la disponibilità dell’autovettura e che si è recato, insieme a Saverio Mutone, a Torvaianica la sera del 16 ottobre 2025 ed è colui che si è occupato della materiale collocazione dell’ordigno’’.

Passariello “ripetutamente, nel corso delle intercettazioni, ammette di essere l’autore del reato e le sue dichiarazioni hanno trovato riscontro in quelle degli altri coindagati”. Sarebbe stato lui “in prima istanza e poi anche Mutone a ricevere l’offerta di allontanarsi dall’Italia è ulteriormente dimostrazione del ruolo di primissimo rilievo ricoperto nell’esecuzione dell’azione delittuosa commessa evidentemente per conto di terzi”. Pellegrino “è colui che si è occupato dell’approvvigionamento dell’esplosivo, ha preso parte al sopralluogo ed è altamente verosimile che sia anche colui che è stato destinatario diretto dell’ordine di eseguire l’attentato.

La circostanza infatti che sia lui ad intrattenere in maniera esclusiva i rapporti con i mandanti o comunque con persone ad essi collegati”, si legge ancora, “induce a ritenere che sia stato proprio il soggetto contattato e direttamente incaricato di commettere l’azione illecita e che poi ha formato il gruppo composto dal padre, uomo di elevata esperienza criminale, dall’amico Mutone, persona con la quale intrattiene un rapporto di estrema confidenza e vicinanza, e dalla fidanzata Marika De Filippis”.

Dall’ordinanza del Gip emerge che l’attentato contro Sigfrido Ranucci sarebbe stato eseguito su incarico di un mandante non ancora identificato, “un soggetto terzo o di un gruppo di soggetti terzi che avrebbe organizzato e sostenuto l’azione degli esecutori materiali”.Passariello, secondo il Gip, è colui che si è occupato della materiale collocazione dell’ordigno”. Inoltre, “egli ripetutamente, nel corso delle intercettazioni, ammette di essere l’autore del reato e le sue dichiarazioni hanno trovato riscontro in quelle degli altri coindagati”.