Arienzo è stata sciolta, ma la sorpresa dov’è? Notix l’aveva previsto e scritto, in epoca non sospetta. E’ accaduto. E non è finita.

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Antonio Arricale – C’è chi oggi si straccia le vesti, chi grida allo scandalo, chi scopre improvvisamente l’acqua calda. Ma la verità è più semplice, e anche più scomoda: noi lo avevamo previsto e scritto. In tempi non sospetti. Avevamo messo in fila fatti, episodi, relazioni, segnali. Bastava guardarli con un minimo di onestà intellettuale e di logica elementare per arrivare a una conclusione che oggi viene certificata da un atto formale: il Comune di Arienzo sarebbe stato sciolto per condizionamento della camorra.

E infatti è successo. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha disposto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Nella nota di Palazzo Chigi si parla chiaramente di “condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono il buon andamento dell’azione amministrativa”. Tradotto: il Comune non era più libero.

Ma davvero qualcuno cade dalle nuvole?

Arienzo non è un caso isolato. Non lo è mai stato. Non lo sarà. È un tassello di un mosaico ben più ampio che riguarda la provincia di Caserta, dove perfino il capoluogo è stato sciolto per motivazioni analoghe. E allora il punto non è indignarsi oggi, a giochi fatti. Il punto è chiedersi perché si continui a fingere sorpresa ogni volta.

I segnali c’erano tutti. Sempre. Non servivano le relazioni prefettizie, né le commissioni d’accesso. Bastava leggere i territori, osservare le dinamiche, ascoltare le voci – quelle vere, non quelle di comodo. Bastava incrociare i numeri: qualità della vita, ambiente, legalità, sviluppo economico. Indicatori che, anno dopo anno, raccontano una provincia inchiodata agli ultimi posti delle classifiche nazionali. Non è un caso. È un sistema.

E dentro questo sistema si inserisce la vicenda di Arienzo, con il coinvolgimento del sindaco Giuseppe Guida (foto) nel cosiddetto “Sistema Ferraro”, riconducibile all’ex consigliere regionale Nicola Ferraro, già condannato per concorso esterno al clan dei Casalesi. Non è folklore giudiziario. È la struttura profonda di un potere che si muove tra politica, affari e consenso.

Ora arrivano i commissari per 18 mesi. Le elezioni vengono annullate. Guida decade anche dal consiglio provinciale. Subentra Imma Lama. Tutto secondo copione.

Ma il copione, appunto, è sempre lo stesso.

Perché il vero scandalo non è lo scioglimento. Il vero scandalo è che ci si arrivi sempre dopo. Sempre quando il danno è fatto, quando i meccanismi sono consolidati, quando il condizionamento è già diventato normalità. Le istituzioni intervengono – giustamente – ma tardi. Troppo tardi.

E allora smettiamola con l’ipocrisia delle reazioni a caldo. Arienzo non è un fulmine a ciel sereno. È l’ennesima conferma di un modello che continua a replicarsi. Un modello che si alimenta di silenzi, convenienze, sottovalutazioni.

Finché non si avrà il coraggio di guardare in faccia questo dato – senza retorica, senza alibi – continueremo a raccontare le stesse storie. Cambieranno i nomi dei comuni, dei sindaci, dei protagonisti. Ma il finale resterà identico. E a quel punto, più che indignarci, dovremmo almeno avere la decenza di non stupirci.