Antimafia, presentato il rapporto Dia: i tentacoli della camorra in imprese ed enti locali

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NAPOLI – La camorra approfitta della fragilità economica della Campania per rafforzarsi e infiltrarsi dove lo Stato mostra più lentezze. È quanto si legge nella “Relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia” per l’anno 2024, presentata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Nella relazione sono riportate nel dettaglio tutte le operazioni svolte, a livello regionale e provinciale, per contrastare la malavita. Sono elencate anche quelle svolte a livello europeo e internazionale, con particolare riferimento, per il settore del gioco, al mercato americano.

Analisi del fenomeno criminale della camorra

Accanto ad organizzazioni criminali che potrebbero essere definite, per struttura e per capacità delinquenziali, di “livello inferiore” – condensate attorno a piccoli nuclei familiari ed orientate principalmente allo spaccio di stupefacenti e alle pratiche estorsive in danno di attività commerciali, oltre che ai più comuni reati predatori – coesistono, in posizione sovraordinata, organizzazioni mafiose di più lunga tradizione, che nel tempo si sono evolute in strutture organizzative più complesse per il conseguimento di una molteplicità di interessi illeciti.


Queste ultime, sulla spinta di cointeressenze criminali, protendono verso alleanze che spesso si consolidano in “cartelli” o “confederazioni” e adottano strategie sistemiche all’interno del contesto socio-economico in cui operano anche oltre le aree di tradizionale immanenza, agendo come vere e proprie “imprese mafiose”. In tale prospettiva, esse avrebbero sviluppato un’elevata capacità di permeare le amministrazioni locali, soprattutto mediante pratiche corruttive, e di infiltrare il sistema economico legale, con il coinvolgimento di imprenditori collusi e avvalendosi dell’expertise di professionisti conniventi o anche dei c.d. “colletti bianchi”, per riciclare gli enormi flussi di denaro di provenienza illecita con conseguenti alterazioni delle normali dinamiche del mercato legale.
Su tale fronte, notevole è stato lo sforzo delle Autorità prefettizie campane, supportate dai Gruppi interforze appositamente costituiti, che nel corso del 2024 hanno adottato, complessivamente, 240 misure interdittive antimafia, di cui 232 nelle sole province di Napoli e Caserta. L’analisi dei dati ha palesato la tendenza delle organizzazioni criminali campane alla diversificazione dei loro interessi illeciti in svariati settori economici.
In particolare, dall’esame dei citati provvedimenti emerge la preponderate esposizione al pericolo di infiltrazione mafiosa del settore edile e immobiliare con il relativo indotto, quali la produzione e fornitura di calcestruzzo e di altri materiali (94 interdittive). Seguono il comparto per la gestione dei rifiuti e dei servizi per l’ambiente (30 interdittive); il settore delle onoranze funebri (23 interdittive); il commercio di prodotti vari (20 interdittive); il settore agroalimentare (20 interdittive); la fornitura di servizi vari e le attività di consulenza (16 interdittive); il comparto del trasporto merci e del commercio e noleggio di autoveicoli (13 interdittive); il settore del commercio e della distribuzione di idrocarburi (10 interdittive); il settore della somministrazione di alimenti e bevande (9 interdittive).

Le restanti 5 interdittive, infine, hanno interessato attività economiche relative ai settori turistico e della cura e benessere della persona con un’incidenza pari al 2% sul totale dei provvedimenti ostativi adottati.

L’infiltrazione nell’economia legale da parte dei clan di camorra emergerebbe anche su scala nazionale. In particolare, 28 risultano i provvedimenti interdittivi complessivamente adottati in altre regioni. Tra queste, quelle maggiormente interessate risultano l’Emilia Romagna (9) e la Toscana (8) in cui, con un totale di 17 provvedimenti ostativi, si concentra oltre la metà delle attività economiche interessate dal rischio di infiltrazione mafiosa. Seguono il Veneto, il Lazio ed il Molise, ciascuna con 3 interdittive, ed infine la Lombardia dove 2 sono i provvedimenti di specie adottati dalle locali Autorità prefettizie. I settori economici maggiormente interessati dal rischio di infiltrazione camorristica risultano quello edile (10 provvedimenti), sia per quanto concerne la realizzazione di opere che il commercio di materiali, e le attività di bar e ristorazione (7 provvedimenti). Gli altri 11 provvedimenti si distribuiscono in maniera residuale sui restanti settori (cura e benessere della persona, commercio di veicoli, trasporto merci, agricolo/zootecnico, attività recettive ecc.).


Con riferimento ai clan di camorra maggiormente coinvolti nei provvedimenti ostativi in argomento, il clan dei Casalesi risulterebbe l’organizzazione criminale più ricorrente, emergendo in ben 10 interdittive (principalmente nel comparto edile), di cui 6 in Emilia Romagna e per la restante parte in Veneto (2 provvedimenti), Lazio (1 provvedimento) e Molise (1 provvedimento). Altri 7 provvedimenti ostativi, tutti concentrati in Toscana, hanno invece riguardato il gruppo camorristico CUOMO operante a Nocera Inferiore).