Aldo Patriciello gioca a nascondino, mentre la Lega spara a salve

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A Strasburgo, la Lega vota contro Ursula von der Leyen. Fiera, decisa, muscolare. Tutta tranne uno: Aldo Patriciello, il “generale d’Europa” del partito di Salvini, prende posizione. Anzi, la evita.

Alla prima votazione, centrale, decisiva, quella che distingue un parlamentare da un figurante, ritira la scheda elettronica e scompare dal sistema di voto. Un gesto silenzioso, chirurgico: non vota, e così evita di spiegarsi. Nemmeno un’astensione come i cugini meloniani, che almeno — nella timidezza — si sono espressi. vota contro. Ritorna in campo, Patriciello, nelle votazioni successive, di routine, evidentemente non compromettenti.

Strategia o acrobazia?

Il Patriciello-parlamentare si muove nel buio della procedura, tra silenzi eloquenti e assenze opportunistiche. Così evita di contraddire la Lega o disturbare l’inquilina della Commissione. Non votare è un modo per stare ovunque e in nessun posto.

Senza voce, ma non senza peso

E dire che era uno degli uomini forti, che nei corridoi di Bruxelles chiamavano “il campano influente”. Eppure, al momento della verità, sceglie di non scegliere. In politica, si può dire di tutto — tranne che non si è votato perché non si voleva prendere posizione. Chi non vota, lo fa per tattica. O per paura.

La Lega ha sparato. Patriciello ha tolto il caricatore. Von der Leyen è rimasta ferita, ma non abbattuta. E nel plotone europeo, qualcuno ha preferito nascondersi dietro la cortina elettronica. Non è codardia, è politica. Ma certo, non è leadership.