NAPOLI – La Corte di Appello di Napoli ha riconosciuto sussistente l’associazione a delinquere di tipo mafioso, in primo grado esclusa, nei confronti di Gabriele Coppeta ritenuto un faccendiere vicinissimo all’ala imprenditoriale-economica della famiglia Moccia.
Il verdetto è frutto dell’ accoglimento da parte dei giudici di secondo grado dell’ istanza di appello presentata dai pubblici ministeri della Dda di Napoli Ida Teresi, ora in forza alla Direzione nazionale Antimafia coordinata dal procuratore Giovanni Melillo, e di Ivana Fulco, tutt’ora impegnate a Napoli nel processo nei confronti del clan Moccia.
Coppeta, difeso dall’ avvocato Ernesta Siracusa, che per gli inquirenti era direttamente collegato ai vertici della famiglia, in particolare ad Antonio e Luigi Moccia, è stato condannato in primo grado per concorso in riciclaggio aggravato dalla volontà di agevolare la famiglia Moccia ma assolto dalla imputazione di partecipazione al clan. Gabriele Coppeta, in particolare, viene considerato una pedina importante dei Moccia, per i quali si sarebbe occupato di gestire i settori petrolifero e immobiliare. Figura infatti tra i destinatari di una settantina di misure cautelari emesse nell’ ambito dell’operazione “Petrolmafie Spa” della Direzione nazionale antimafia di Napoli in coordinamento con altre procure italiane, che, con l’ausilio della Guardia di finanza, delegata alle indagini, ha portato nell’ aprile del 2021 al sequestro di beni per quasi un miliardo di euro tra Napoli, Roma, Catanzaro e Reggio Calabria.