ISCHIA – Sono sette le persone – tra fisiche e giuridiche – a cui militari della sezione area della Guardia di Finanza di Napoli hanno inviato l’avviso di conclusione indagine nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli su una imponente lottizzazione abusiva che ha portato al sequestro dell’hotel Club Scannella.
Si tratta di sei persone e di una società: i proprietari delle strutture abusive e i soci della società che gestisce la struttura ricettiva.
Le indagini sono durate un paio di anni e la parte della struttura – letteralmente arroccata su un costone – era già stata sequestrata nell’aprile del 2024.
Il decreto di sequestro del gip di Napoli è stato notificato anche agli enti pubblici affinché adottino i provvedimenti che ricadono nella loro area di competenza. Per le indagini la polizia giudiziaria ha utilizzato un telerilevamento aereo che ha consentito di scoprire altri nuovi interventi edilizi non autorizzati su un’area sottoposta peraltro a massimo rischio di frana e le analisi sono state sottoposte al vaglio di un esperto di materia urbanistica e di una docente di geologia ambientale dell’università Federico II.
Secondo i due consulenti gli scavi nella roccia “pericolosi e profondi” finalizzati a creare nel tufo, tra l’altro, cunicoli, piscine, terrazze e grotte artificiali, hanno “stravolto l’orografia del territorio” e “modificato il naturale assetto geologico dei rilievi costieri”. I rifiuti di questi interventi altamente invasivi, circa 800 metri cubi, che dovranno essere bonificati, sarebbero stati sversati – è infine emerso – direttamente in mare creando “veri e proprio cumuli subacquei” evidenziati dai rilievi dei sommozzatori del reparto aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli determinando così pericoli per la biodiversità.
Erano in corso dagli anni ’80, in un’area in cui il rischio di frana è altissimo, le imponenti edificazioni abusive e gli scavi nella falesia rocciosa della costa di Forio d’Ischia dove sorge l’hotel Club Scannella, messo sotto sequestro dai militari della sezione area della Guardia di Finanza di Napoli al termine di indagini coordinate dalla procura partenopea.
In una nota, a firma del procuratore Nicola Gratteri, si evidenzia che la trasformazione urbanistica della zona, sottoposta a integrale protezione paesaggistica e assolutamente inibita all’edificabilità, ha “alterato l’assetto del territorio e la linea geologica della costa”, “in totale spregio di ogni forma di natura urbanistica, ambientale, idrogeologica e in assenza delle autorizzazioni con conseguente pericolo anche per la pubblica incolumità”. Tra i reati contestati dai magistrati della sezione “Edilizia e Ambiente”, oltre alla distruzione di bene paesaggistico, figurano anche la lottizzazione abusiva, edificazione in un’area a protezione integrale, costruzioni illecite su demanio marittimo.