A Lusciano si continua con il rilascio di licenze fuori cubatura. Nessuno controlla, ovviamente. Nicola Esposito&Co sono responsabili di un dissesto ambientale che si trascina da 12 anni. A chi tocca verificare? 

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LUSCIANO – Dal Comune continuano a rilasciare licenze edilizie fuori cubatura. E la cosa più grave è che nessuno controlla. Anzi: chi rilascia le autorizzazioni è lo stesso soggetto che dovrebbe vigilare. Un cortocircuito amministrativo che dura da dodici anni, da quando l’urbanistica è saldamente nelle mani dell’ex sindaco ed oggi assessore Nicola Esposito.

In questo lungo periodo si è prodotto un dissesto ambientale evidente, che meriterebbe verifiche immediate e approfondite. Standard urbanistici concessi all’interno di palazzoni chiusi da cancelli, spazi pubblici trasformati di fatto in pertinenze private: situazioni che altrove farebbero scandalo, qui diventano prassi.

Intanto, mentre il paese si riempie di cemento, le strade restano dissestate, le buche aumentano, i servizi non migliorano. La mattina Lusciano è invasa dalle auto di chi va a lavorare altrove; dalle 17 in poi si ricolma e diventa, però, un dormitorio. Nessuna visione di sviluppo, nessuna identità urbana: solo palazzi che spuntano come funghi.

Il Piano Urbanistico Comunale fu approvato in un clima surreale: consiglieri di maggioranza e opposizione che entravano e uscivano dall’aula a seconda delle incompatibilità sulle singole votazioni. E questo è il PUC che oggi governa il territorio. Ma ora si punta a fare di peggio: interventi sui PIP, abbattimenti e ricostruzioni nel centro storico, varianti per trasformare terreni industriali in commerciali.

Non sfugge che alcuni terreni in zona PIP, di amici di Esposito, rilevati da privati vicini al sindaco Valentino e allo stesso Esposito, siano finiti al centro di un tentativo di trasformazione in area commerciale tramite ZES. Bocciatura in Comune, ricorso al TAR: una dinamica che a Lusciano sembra diventata consuetudine.

Nel frattempo i vigili chiudono i piccoli carrozzieri luscianesi, mentre strutture fuori regola di altri non vengono controllate con lo stesso rigore. Il PIP, piccolo e grande, avrebbe dovuto nascere attraverso espropri e assegnazioni ai piccoli imprenditori locali, per consentire loro di lavorare in regola e offrire servizi alla comunità. Invece si profila la consegna delle aree a privati, con il rischio concreto di spazzare via l’artigianato locale.

Sul fondo resta una domanda politica, prima ancora che amministrativa: qual è il fine ultimo di questa strategia urbanistica? A chi giova un paese trasformato in una distesa di cemento, senza equilibrio ambientale, senza servizi, senza futuro? Quali sono gli interessi, di chi sono e chi c’è dietro a tutto questo scempio?

Risposte che non possiamo dare noi, tocca agli organi tutori fare luce e chiarezza.

(Nelle foto Marco Valentino e Nicola Esposito)