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Volley Femminile, l’appello dell’onorevole Paolo Russo (FI): “Fermiamo tutto per i prossimi 15 giorni, ne riparleremo quando avremo le idee più chiare. Avere un’atleta contagiata di coronavirus credo non giova all’immagine dello sport”

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Scuole e Atenei chiusi, sospesi i viaggi d’istruzione o le iniziative di gemellaggio, limitazioni per gli accessi alle strutture sanitarie ed ospedaliere, sospesi meeting, congressi, riunioni, eventi sociali ed altre manifestazioni di qualsiasi natura che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Queste sono solo alcune delle misure adottate nel Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri recante “misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica”. A fronte dell’adozione di queste misure, onorevole Russo (Paolo, ndr, esponente di Forza Italia), perché secondo Lei si è deciso di far disputare lo stesso il campionato di Volley Femminile, A1, anche se a porte chiuse? Non è un controsenso?

Assolutamente sì, è un controsenso. Per quanto concerne le attività sportive sarebbe stato utile ridurre al minimo i rischi che corrono anche gli atleti. Avrei piuttosto utilizzato un criterio più restrittivo. Per essere più espliciti: il principio di prudenza e di precauzione che è stato adottato per le scuole (chiusura fino al 15 marzo, ndr) lo avrei utilizzato come metro anche per le attività sportive. E’ a tutti evidente che, giocando a porte chiuse, si perde un pezzo di spettacolarità e quale migliore occasione per rinviare il tutto a quando le condizioni consentiranno a tutti di essere più sereni”.

Le atlete devono sostenere delle trasferte, a bordo di aerei o treni, anche alla volta delle zone cosiddette “rosse”, dove si registrano focolai di coronavirus. Non si corrono rischi, secondo Lei? Glielo chiedo anche nella sua qualità di medico

Sul piano del principio, i rischi sono relativamente bassi. Ma mi domando: perché correrli? A maggior ragione se si tiene conto di un dato: ovvero che i vettori (aerei e treni, ndr) rappresentano un naturale focolaio di spandimento di virus. La verità è che siamo di fronte ad una prudenza straordinaria sul fronte delle scuole e ad un lassismo e ad un’assenza di prudenza nei confronti degli atleti, specialmente nel settore del volley femminile. Credo che non giovi a nessuno, nemmeno all’immagine dello sport, avere un atleta contagiato di coronavirus”.

Pur giocando a porte chiuse, come si fa a garantire la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, allorquando le atlete in campo devono fare muro? E poi anche negli spogliatoi le atlete hanno contatto tra di loro, come si fa a garantire la loro sicurezza?

Se viene suggerito a palestre e piscine di fermare le attività, proprio in ragione dei contatti, mi domando: perché non adottare lo stesso metro di misura per tutte le discipline sportive? In campo, sul taraflex, il contatto c’è: c’è nei muri, c’è nelle schiacciate. Ho la sensazione che si voglia correre – e far correre – un rischio inutile”

Le atlete, che dormiranno anche in alberghi posizionati nelle cosiddette zone “rosse”, pur in assenza di sintomi evidenti, al loro rientro dovrebbero essere poi sottoposte al test, secondo normativa, affollando ancor di più le strutture ospedaliere e aumentando il rischio di contagio

Stiamo provando a mettere in campo norme che rendano la vita sociale frenata ma, al tempo stesso, semplice. Mi pare, questa, un’inutile complicazione. Noto un accanimento nel pretendere che si giochi. E mi domando: ma a vantaggio di chi?, o di che cosa? Se chiudiamo le scuole che sono un servizio essenziale, con evidenti disagi alle famiglie, e se poniamo in essere una serie di sforzi orientati ad evitare il minimo rischio, perché non viene rinviata un’attività rinviabile”.

Perché non fermare il campionato e attendere che il picco epidemico sia superato?

Una domanda, la Sua, che ha in sé la risposta. Io suggerirei prudenza. Molta prudenza, la stessa prudenza che è stata adottata in altri settori. Suggerirei anche a questo campionato di utilizzare i prossimi 15 giorni come una sorta di riflessione. Verifichiamo cosa accade e poi avremo tutti le idee più chiare sul da farsi. Inutile esporre atleti, atlete e staff tecnici a rischi”.