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Al via la tavola rotonda tra gli scienziati e gli studenti napoletani sui rischi dell’area del Vesuvio

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“Collocare parte della popolazione delle zone pericolose in insediamenti temporanei, localizzati in aree vicine al loro territorio di origine,non lontane e limitatamente  alla durata della crisi vulcanica; Ridefinire le zone pericolose intorno al Somma – Vesuvio e Campi Flegrei  stabilendo un nucleo di esclusione, una zona nella quale siano proibiti tutti gli insediamenti futuri e si scoraggi la permanenza. Stabilire una cintura  di resilienza nella quale possa essere insediata una parte della popolazione. In questa area resiliente tutte le costruzioni devono essere conformi a specifiche norme di costruzioni basate su scenari massimi per il Vesuvio e per i Campi Flegrei. Oltre questa cintura di resilienza bisogna individuare un’area di sostenibilità con insediamenti temporanei per alcuni che risiedono nell’area resiliente. Per i Campi Flegrei bisognerebbe definire il nucleo di esclusione, l’area resiliente, le aree di sostenibilità per entrambi le eruzioni pliniane e super – pliniane”. Il noto scienziato Flavio Dobran ha indicato ben cinque azioni essenziali per rendere il territorio napoletano e flegreo sicuro. VESUVIUS-CAMPIFLEGREI PENTALOGUE” è il progetto che il ricercatore italo-americano ha illustrato a Napoli per un territorio napoletano e flegreo resiliente e sostenibile.

Secondo Dobran “bisogna attivare ulteriori studi, ricerche, e progetti multidisciplinari mediante la cooperazione  tra scienziati italiani e stranieri, rappresentanze istituzionali e la stessa comunità esposta al rischio. Bisognerebbe prevedere l’obbligo di educazione al rischio vulcanico in tutte le scuole della Campania – ha proseguito Dobran –  per favorire una radicale campagna di prevenzione e di informazione. Dunque realizzare in tutte le scuole un Programma di Educazione alla Sicurezza per il Rischio Vulcanico. Le Autorità politiche e la comunità scientifica dovrebbero sottoscrivere un Memorandum di intesa che stabilisca una fattiva collaborazione tra le parti. Inoltre prevedere anche incontri diretti e periodici con la popolazione e dare alla gente la possibilità di accedere direttamente a tutte le informazioni attinenti la prevenzione. Dunque necessaria una riorganizzazione dell’area napoletana per fare in modo che le future eruzioni producano solo conseguenze socio – economiche minime” .  Lo studioso sta lavorando all’individuazione delle aree di pericolosità sia per quanto riguarda il Vesuvio sia per i Campi Flegrei. Proprio per questo domani al Maschio Angioino le scuole dalle zone rosse per ascoltare le testimonianze degli studenti sul come percepiscano il rischio ambientale.