Forza Italia's chief Silvio Berlusconi addresses the media at the end of the meeting with Italian premier-designate Matteo Renzi in Parliament offices in Rome, Italy, 19 February 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Legge elettorale, il ritorno del patto Renzi-Berlusconi. Nazzareno bis?

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Non sarà Nazareno bis, ma un incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si farà. Avverrà nei prossimi giorni, a ridosso della direzione del Pd, la prima dopo il congresso. La base della riforma elettorale da cui si partirà per il confronto tra i due leader sarà lo schema proporzionale simil-tedesco, anche se di tedesco non ha quasi niente. Ma visto che il leader del Pd vuole chiudere l’approvazione della riforma entro la pausa estiva ha bisogno di una maggioranza larga e per questo vuole coinvolgere nell’intesa anche il Movimento Cinque Stelle. Operazione complicata, apparentemente, ma i Cinquestelle hanno più volte detto – attraverso Luigi Di Maio e Danilo Toninelli – di essere disposti a discutere per decidere regole condivise. Ma in quel caso l’invito è partito non dall’ex presidente del Consiglio ma dal capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato ha invitato i delegati Cinquestelle in un incontro che si terrà lunedì.

Il ritorno all’asse Renzi-Berlusconi spinge Massimo D’Alema a dire che il segretario del Pd ha stravinto le primarie anche perché “non ha detto la verità sul suo progetto: allearsi con Berlusconi. Del resto, il suo modello è House of Cards“. Per questo oggi l’ex leader dei Ds dice che la scissione del Pd non solo era “inevitabile”, ma “persino tardiva”. “Meglio prendere il 3 per cento a favore di ciò che si ritiene giusto – spiega al Corriere della Sera – che il 20 a favore di ciò che si ritiene sbagliato. E comunque io credo che lo spazio a sinistra del Pd sia molto più grande”. La scissione, secondo l’ex presidente del Consiglio, “bisognava farla prima”, spiega, “era matura già con il Jobs act. Tutta l’ispirazione politica renziana è contraria ai valori della sinistra e prima ancora agli interessi del Paese. Il renzismo non è stato che il revival del berlusconismo. Meno tasse per tutti. Bonus. Abolizione dell’articolo 18. Financo il ponte sullo Stretto. Mi stupisco che Berlusconi non si rivolga alla Siae per avere i diritti d’autore. E per due anni e mezzo si è paralizzato il Parlamento per una riforma costituzionale confusa, spazzata via dal popolo; e per una legge elettorale incostituzionale, frutto di un mix di insipienza e arroganza”. D’Alema la chiama “l’ammucchiata di forze ‘responsabili”, che gli ricorda più Razzi e Scilipoti che Moro e Berlinguer. Una parte secondo me maggioritaria del Pd vuole il centrosinistra. Il ‘Renzusconi’ non mi pare molto popolare, tirerà la volata a Grillo”. Tanto più, prosegue D’Alema, che Renzi “ha imposto una legge elettorale solo per la Camera, dando per scontato che il Senato venisse abolito: ora siamo alla vigilia delle elezioni e la legge elettorale non c’è. Il fallimento del renzismo non potrebbe essere più totale”.